Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Domenica

Domenica

È una bella domenica di maggio in Costa Azzurra: l’aria è mite, l’alta stagione è alle porte, e alla Bastide, una tipica locanda a conduzione familiare ai piedi del massiccio dell’Estérel, tutti si muovono come dietro le quinte di un teatro, in attesa della consueta invasione all’ora di pranzo. Ma per Émile, che è arrivato dalla Vandea quando era solo un ragazzo e ha risollevato le sorti dell’attività con i suoi manicaretti sopraffini, questa domenica, iniziata come tante altre, è in realtà una giornata decisiva, destinata a chiudere una partita che va avanti ormai da anni. Non saprebbe neanche dire com’è cominciata: quando ha sposato Berthe, la figlia del vecchio titolare? Quando lei ha rifiutato di stipulare un accordo prematrimoniale, non per amore ma per la consapevolezza di essersi comprata il marito? Quando ha cominciato a prendersi delle amanti, quasi per rivalsa contro quella moglie fredda e occhiuta che gli nega anche i piaceri più semplici e gli impedisce di vivere da uomo? O forse quando è arrivata Ada, la strana «piccola selvaggia» assunta come domestica con cui ben presto Émile ha intrecciato una relazione viscerale e ferina? In Domenica, una volta di più, Simenon dimostra di saper scavare mirabilmente nella psiche dei suoi personaggi per mettere in scena un dramma impietoso come il sole della Provenza nel primo pomeriggio. E il lettore non potrà far altro che restare a guardare, avvinto alle pagine, fino allo spiazzante, magistrale epilogo.

La memoria delle foglie

La memoria delle foglie

Nascosto tra i palazzi della periferia di Napoli c'è un vivaio che sembra trattenere il respiro. Lorenzo ci rimette piede dopo tanti anni, in un momento in cui la sua vita si misura soltanto su ciò che non c'è piú. Lí trova Renato, che senza volere nulla in cambio gli offre le due cose di cui ha piú bisogno: lavoro e amicizia. Tra gerani, bonsai, edere, begonie e orchidee, Lorenzo scopre che uno stelo tagliato non torna com'era, ma ne conserva memoria, e proprio da quei tagli può ripartire la vita. Anche la sua. Gianni Solla sa raccontare le crepe dell'età adulta come varchi da attraversare, e le occasioni inaspettate come fiori che germogliano d'inverno. Perché la cura (delle piante, delle parole e degli altri) può diventare un modo nuovo di stare al mondo. Quando Lorenzo capita per caso nel vivaio in cui ha trascorso l'infanzia, un luogo sospeso nell'ex periferia industriale di Napoli, la sua vita sembra un inventario di ciò che ha perduto: il padre, la moglie Arianna che lo ha lasciato con i figli ancora piccoli, il lavoro, la giovinezza. Sotto le serre e nelle corsie verdi non è cambiato nulla, e i pochi clienti chiamano ancora le piante con i nomi inventati da suo padre - capatosta, janare, scurnose - che nel dialetto trovava una lingua capace di parlare con la terra. Oggi a gestire il vivaio c'è Renato: un uomo stanco e paziente che non rinuncia mai alla battuta, con un passato di cui forse dovrebbe raccontare. Lavorare con lui, per Lorenzo, somiglia piú a un gesto inevitabile che a una scelta. Ogni giornata al vivaio - interrotta solo dalle pause per il nuoto nella piscina del quartiere - diventa una lezione di attenzione e misura, dove non basta la memoria: occorre reimparare quello che già si sapeva, accogliere azioni e parole nuove, ammettere che qualcosa, ma non tutto, dipende da noi. E mentre l'amicizia con Renato - fatta di molti gesti e non pochi silenzi - si concretizza nel progetto di espansione del vivaio, cosí come lo aveva sognato suo padre, Lorenzo vede riaffiorare intorno a sé le radici sottilissime che lo legano agli altri: alla figlia Roberta, assistente universitaria dalla carriera ben avviata, con la quale comunica sempre meno; al figlio Tommy, scrittore emergente intrappolato nella sua adolescenza; e anche a Ester, la donna che insegna nuoto alle ragazzine immigrate nella piscina del quartiere. Perché le storie di certe famiglie si sviluppano come piante rampicanti, pervicaci, intrecciandosi in modi sorprendenti. Gianni Solla è capace di dare i nomi alle cose e di raccontare le sfumature. I suoi sono personaggi pieni di una malinconia bella, di una grazia discreta. Soprattutto hanno la tenacia di coltivare lí dove tutti dicono che non crescerà mai nulla.

La tigre nel giardino

La tigre nel giardino

Un viaggio di due donne attraverso l'India e una riflessione intima sulla ricerca della felicità oltre la banalità del reale: un inno all'entusiasmo ostinato e alla libertà intellettuale. "Ma quale uomo avrebbe potuto intrattenermi la sera, dopo che avevo trascorso il pomeriggio con Erodoto o Sologub?" È questo l'interrogativo che si pone la protagonista di La tigre nel giardino, mentre scorre la pagina del giornale con gli annunci matrimoniali. Invece di attendere un improbabile principe azzurro che la tragga in salvo dal desolante isolamento in cui vive a Le Pertuis - la tenuta degli zii, Lord e Lady Leslie, nel Sud della Francia -, preferisce rifugiarsi con assoluta dedizione tra le pagine della grande letteratura e le piante del giardino. Il suo vero sostegno è la zia, donna intellettualmente avventurosa e anticonformista, che l'ha cresciuta come una figlia. A interrompere la solitudine delle due donne non sarà un corteggiatore, ma l'invito a tornare in India presso una famiglia di amici: un clan sikh dalla ricchezza fiabesca, le cui giornate scorrono pigre e solenni tra riti mondani e festeggiamenti sfarzosi. Dalle tinte polverose di un vecchio castello europeo all'esuberanza cromatica dell'Oriente, il racconto si accende di un fascino ipnotico. In un viaggio capace di scardinare distanze geografiche e convenzioni sociali, la giovane finirà per ignorare i fasti della nobiltà locale, lasciandosi ammaliare dal sorriso di un guidatore di risciò che la scorterà verso un futuro magnificamente incerto. Con il suo stile impetuoso, la sua lingua intensa, acuta e volutamente fuori dal tempo, Anna Katharina Fröhlich mette in scena un'irresistibile ricerca della felicità. L'entusiasmo con cui le protagoniste si innalzano al di sopra della banalità del quotidiano è una sfida incantevole che restituisce al lettore l'eco di un mondo più splendente.

La figlia del fuoco

La figlia del fuoco

Alla morte della madre Ester, Sarah riceve una bizzarra eredità: le chiavi di una casa fatiscente in un remoto villaggio albanese e un biglietto scritto a mano: «Vai laggiù. Trova Elora.» Nonostante non abbia mai sentito quel nome, e non sappia niente del paese d’origine di Ester, Sarah decide di lasciare il suo lavoro da ricercatrice in Islanda e di imbarcarsi in un viaggio di quattromila chilometri sperando di comprendere meglio una donna che le è sempre sembrata inafferrabile. Ma all’arrivo sull’altopiano che la madre le aveva indicato, Sarah non trova quasi nulla, a parte la bellezza aspra di un luogo fuori dal tempo. L’abitazione e poco più di un rudere, Elora è morta da anni. Eppure, la traccia di quella ragazza indomabile – la “figlia del fuoco” la chiamavano – sembra bruciare ancora sotto la cenere che custodisce la memoria del villaggio. Quando l’Albania era schiacciata dalla dittatura e dalle leggi non scritte della vendetta di sangue, Elora scelse di crescere libera, camminando scalza tra le rocce e lasciandosi guidare solo dalla forza del desiderio e dalle parole della poesia. Ma ogni scelta segna il destino, e quello di Elora si snoderà lungo tre generazioni fino ad arrivare a Sarah. In questo romanzo luminoso, e al tempo stesso gravido di ombre, Marie Charrel intreccia voci lontane, suggestive, ipnotiche, per raccontare una storia di donne che, anche senza volerlo, si tramandano il coraggio, il dolore e la speranza. Una storia che mostra come il passato trovi sempre la strada per farsi ascoltare.

Il nuovo nome della felicità

Il nuovo nome della felicità

A volte la famiglia è chi ti ha dato la vita. A volte chi ti ha insegnato a non sprecarla. Hannah ha dovuto imparare presto che i padri se ne vanno. Sua madre ha fatto del suo meglio. Ma tra rabbia, stanchezza e silenzi ha insegnato alla figlia soprattutto che non deve aspettarsi niente da nessuno. Ora Hannah è sola. Ha un lavoro che traballa, una gravidanza imprevista e troppi conti da pagare. Il futuro ha i contorni sbiaditi. Lei sa solo che non vuole diventare come l'unico genitore che ha avuto. Altrove, un senzatetto ottantaduenne viene scambiato per un altro uomo e portato in una casa di riposo. Fred, che fino al giorno prima non sapeva dove andare a dormire, ora si ritrova con lenzuola immacolate, tè caldo e persone che si prendono cura di lui. Insomma, è come essere finito al Grand Hotel. Nella stanza che piano piano sta diventando casa sua, da sotto il letto spunta una scatola rossa. Dentro, poche tracce di una vita interrotta: una foto, una lettera mai spedita, un nome scritto e riscritto come un dolce ritornello di cui non ci si stanca mai. Hannah. Un nome che magicamente per Fred si trasforma in una possibilità. Forse di rimediare a qualcosa. Forse di ricominciare. Forse la vita vera accade solo se si ha il coraggio di entrare nella storia di qualcun altro. Quando Hannah trova nella cassetta delle lettere una busta senza mittente e un piccolo dono, non riesce a darsi una spiegazione. Eppure, capisce che, da qualche parte, qualcuno la sta scegliendo. Per la prima volta. Non aspettarti niente da nessuno è la regola che l'ha protetta per tutta la vita. Ma forse ora è arrivato il momento di disobbedire.

Rivendicare l'arte nell'epoca dell'artificio

Rivendicare l'arte nell'epoca dell'artificio

Di fronte alla deriva autocratica della politica, alla devastazione capillare della biosfera, al divario economico sempre più drammatico e alla marea montante dell’ansia nella vita di tutti i giorni, cosa può esserci di meno urgente dell’arte? Eppure, proprio all’arte, alla sua capacità di aprire una frattura nel mondo del reale per far emergere la coscienza e l’immaginario, Martel dedica questo manifesto. All’arte che sgretola le barriere tra fisico e psichico, che ci permette di uscire da noi stessi per incontrare gli altri; all’arte che è creazione e non creatività. All’arte come dono che non può essere asservito, altrimenti è semplice artificio. Dai cavalli della Grotta Chauvet alle scimmie di Kubrick davanti al monolite, dalle vette teoriche della Critica del giudizio kantiana all’utopia rasserenante di Avatar: in sei fulminanti capitoli Martel esplora la nascita dell’immaginazione – strumento d’accesso al mondo altro del mito, della poesia e della follia – così come il senso di meraviglia che guida ogni artista propriamente detto; mette in guardia rispetto agli utilizzi dell’arte (pubblicitari, politici, di intrattenimento) in un’epoca assediata da “oggetti estetici” che mirano a manipolare; si interroga sulla bellezza come funzionalità, come proprietà o come scopo. Un’opera «leggiadra e profetica», come la definisce Donna Tartt nella sua introduzione, che invita all’esperienza e all’incontro: un libro per ripensare il ruolo dell’arte nel nostro secolo, per abbracciare il mistero e il terremoto, la gloria del sogno e l’unicità dell’esistenza.

Atarassia

Atarassia

Tokyo è un palcoscenico di vetro satinato, in cui le vite di sei personaggi si intrecciano e si feriscono tra silenzi, menzogne e tradimenti. Yui, traduttrice dall'eleganza distaccata, vive una relazione clandestina con Eito, uno chef che trasforma il cibo in un rito sensuale e anestetizzante. La loro relazione è una bolla alimentata da vini francesi e sashimi, fumose bancarelle di ramen e ricordi parigini. Attorno, ruotano i frammenti di altre esistenze: Eimi, pasticciera consumata dal rancore e da una quotidianità soffocante; Eri, la sorella minore di Yui, trascinata in una deriva di insonnia e legami tossici; Manami, intrappolata in una relazione violenta; e Kei, marito di Yui e scrittore in crisi, incapace di arrestare il collasso del proprio matrimonio. Mentre navigano tra i labirinti delle aspettative e dell'ipocrisia, un evento improvviso squarcia la facciata della "normalità", rivelando che l'atarassia evocata dal titolo di questa narrazione polifonica non è la pace degli antichi filosofi, ma la paralisi che precede l'urlo. Il momento esatto in cui l'inchiostro sta per traboccare dal calamaio, minacciando di macchiare per sempre la superficie pulita delle convenzioni sociali. Abbandonate le strade turbolente della giovinezza per gli algidi interni borghesi, Kanehara Hitomi ci consegna in questo romanzo spigoloso un'anatomia dell'infedeltà che attraversa desiderio e crudeltà. La sua scrittura sensoriale e spietata svela la fragilità di una generazione che ha imparato a respirare solo nell'ombra del segreto.

Eventi

Calendario eventi
< Agosto 2026 >
LMMGVSD
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31

mercoledì 19 agosto 2026

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti!