Viaggio al termine della vita
Il libro fu pubblicato per la prima volta in tedesco nel 1983 con il titolo Auf den Spuren eines Selbstmords (Alla ricerca di un suicidio), per poi essere ampiamente riscritto in turco dall’autrice e ripubblicato nel 1984. Ancora inedito in Italia, è stato finalmente tradotto, con merito, da Giulia Ansaldo e pubblicato da Crocetti nella collana Mediterranea. Definirlo semplicemente un “diario di viaggio” è riduttivo: la scrittura di Tezer Özlü – che spesso sconfina nella prosa poetica – si sviluppa attraverso frammenti e associazioni, alternando le memorie del viaggio a riflessioni sul proprio passato e sul suo presente di donna e scrittrice. Nel raccontare le tappe del pellegrinaggio sulle tombe di Kafka, Svevo e Pavese, Özlü rievoca la difficile infanzia in Turchia, le città che ha abitato, amori presenti e passati, lasciando emergere il suo irrefrenabile bisogno di libertà dai vincoli sociali e la complessità del legame tra vita e scrittura, che è sempre stata al centro della sua ricerca artistica. Afflitta da un terribile mal di denti e da problemi di insonnia (“Non ho mai aspettato niente nella mia vita quanto il sonno”), la scrittrice – partendo da Berlino – in pochissimi giorni attraversa Amburgo, Praga, Vienna, Zagabria, Belgrado, Niš, Trieste, Venezia, Torino e Santo Stefano Belbo. Si muove in treno, in autobus, a piedi, in macchina, alla scoperta dei luoghi legati ai suoi scrittori del cuore, trovando nelle loro parole la forza per proseguire nonostante un invincibile dolore esistenziale: “È dai morti che prendo il coraggio di vivere. Dai morti che ho vissuto nei loro racconti. Dai morti che sono riusciti a trasformare questo mondo in un mondo vivibile. Dai morti che hanno detto, scritto, offerto ciò di cui il mondo ha bisogno”. Se la visita alla tomba di Kafka, nel cimitero ebraico di Praga, le infonde un senso di profonda serenità, come se non volesse andare da nessun’altra parte (“Forse perché Kafka ha provato un dolore più profondo del tuo stesso mondo?”), il passaggio a Trieste e l’incontro con Letizia, la figlia di Italo Svevo (“Letizia, che ha imparato l’inglese da James Joyce”), le riporta alla memoria quei momenti terribili della sua infanzia a Istanbul, quando leggeva La coscienza di Zeno tra i disordini e le bombe, e si trovava a invidiare i personaggi che passeggiavano per i viali della città...