Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Dolce come il sale

Dolce come il sale

Sardegna, anni ’30: tre generazioni di donne custodiscono un millenario sapere… Per tutto l’inverno Allegra attendeva la prima luna di maggio: il giorno in cui, con la solennità di una cerimonia, si sarebbe immersa insieme alle altre donne dell’acqua per la nuova stagione. Lo facevano dalla notte dei tempi, per raccogliere i fili d’oro di un raro mollusco e creare un tessuto più prezioso della seta, degno dei re: il bisso. Un patto segreto, trasmesso di madre in figlia, le univa tutte. Un giuramento sacro, che rendeva dolce anche il sale. Tre generazioni di donne sono le eredi di un’antica arte, secondo una leggenda portata a Sant’Antioco, nel sud della Sardegna, addirittura dalla regina Berenice. Da allora alcune madri tramandano la loro abilità alle figlie sin dalla più tenera età, fino a quando non sono in grado di pronunciare il voto che le vincola: dedicare la vita alla seta del mare, a quel filo che trattiene il giallo del sole, e accettare che i preziosi ricami che ne derivano non possano essere venduti ma solamente donati. Diventando così dispensatrici di speranza e bellezza che si oppongono al caos del mondo. Nonostante gli avvenimenti drammatici che sconvolgono l’Italia nel corso del Novecento, le tre donne, Allegra, Zaneta e Miriam, faranno di tutto per non venir meno al giuramento e difendere il loro sapere, affrontando il dolore della perdita e affermando ogni volta la libertà di essere sé stesse. Un romanzo unico che intreccia con l’abilità delle maestre del bisso le vicende personali delle protagoniste agli eventi storici, infondendo lo splendore di un talento misterioso e di una terra magica. «Che storia potente! Tradizione, segreti, legami di famiglia, amore tessono un arazzo meraviglioso e sorprendente.» The Storigraph «Tutto il fascino della Sardegna e di un millenario sapere al femminile: un romanzo meraviglioso, che entra nel cuore.» Historical Novel Society

Il piede nella fossa

Il piede nella fossa

Autunno 1931. Se non fosse per le stranezze di un paziente, la vita tra le corsie dell'ospedale Umberto I di Bellano scorrerebbe con la consueta routine. Invece Mentore Carcolati, il degente in questione, ha fatto una richiesta ben precisa, determinato ad abbandonare l'ospedale seduta stante se non verrà soddisfatta, anche a costo di mettere a repentaglio la propria salute e, non ultima, la reputazione del nosocomio. Così, il primario dottor Giulio Cesare Bombazza adesso è agitatissimo; suor Anastasia, suo braccio destro, corre di qui e di là senza sapere a che santo votarsi; il becchino Adelio Dilena, convocato dal Bombazza, fa il prezioso, calcolando se nel guaio in cui vorrebbero coinvolgerlo avrebbe o no da guadagnarci. Un fermento che ha cominciato ad affilare la curiosità inopportuna di qualche suora infermiera. Ma a parte tutto, quello che chiede il paziente è una cosa che si può fare? Perché va bene assecondare le sue comprensibili e umanissime ragioni, ma non sarà per caso un reato? Consultato di nascosto, il maresciallo Ernesto Maccadò se ne è lavato le mani: il primario e la suora facciano pure come vogliono, basta che non diano motivo di pettegolezzi o peggio; per il resto lui non vuole saperne nulla. Il tempo intanto stringe, perché l'intervento chirurgico cui il Carcolati deve essere sottoposto non può aspettare, e d'altra parte bisogna trovare un donatore per accontentare la sua richiesta capestro. Donatore di cosa? Di spazio, un angolino discreto, anche anonimo, purché in terra consacrata. Nell'attesa, ci si potrebbe affidare a un modernissimo frigidaire. Le storie che si intrecciano nella Bellano letteraria di Andrea Vitali non finiscono mai di stupire. Un luogo della fantasia che coglie sempre di sorpresa il lettore, trascinandolo in un vortice di vicende e personaggi inimmaginabili. Il piede nella fossa crea così un groviglio di destini che strappano più di un sorriso e al tempo stesso inteneriscono, avvolgendoci in quelle atmosfere lacustri tra le quali a ogni alba può davvero succedere qualunque cosa.

Ci basterà mangiare il vento

Ci basterà mangiare il vento

Ambientato tra Singapore e Torino, il nuovo romanzo di Gianluca Gotto è il racconto potente e sincero di un uomo che, dopo aver tentato in tutti i modi di tenere a distanza la vita - con la sua meravigliosa imperfezione e la sua preziosa e a volte dolorosa imprevedibilità -, scoprirà che stare bene può essere semplice come giocare a mangiare il vento. "Quella sera mi aveva insegnato una cosa: a godere delle cose piacevoli senza pensare che finiranno. Perché se la paura di soffrire dopo ti frena prima ancora di iniziare, allora la tua vita non può contemplare tramonti, viaggi, sogni, concerti, legami. Non può contemplare niente di ciò che finisce. E dunque non può contemplare niente di ciò per cui ha senso vivere." Il protagonista di questo romanzo è cresciuto convinto che "casa" possa essere il posto più pericoloso al mondo e che non possa esistere amore senza paura e sofferenza. Ora però, dopo anni di vagabondaggio e di ricerca spirituale, vive a Singapore in un equilibrio all'apparenza perfetto: tai chi all'alba, lavoro da ghostwriter nei café della città, arrampicata in palestra. Conosce a memoria il Dhammapada e si comporta secondo i suoi principi, come un monaco fuori dal tempio. E quando il mondo cerca di turbarlo, si chiude nella sua stanza del vuoto e medita finché non ha lasciato andare ogni sentimento negativo. Sembra esserci riuscito, a tagliare il filo che lo legava alla violenza e al dolore della sua infanzia. Sembra aver spezzato il suo karma familiare, come gli aveva promesso un guru in un ashram indiano. Finché una notte, nell'ascensore di un hotel, incontra Giorgia. Impulsiva, disordinata, incapace di stare da sola, Giorgia rappresenta tutto ciò che lui ha voluto escludere dalla sua vita: le emozioni, il caos, il desiderio, le cose troppo umane, troppo vive. L'amore. E anche se quell'incontro finisce nel modo più inaspettato, nelle sue convinzioni si apre una crepa: a cosa serve dimenticare il dolore del passato se questo significa rifiutare di vivere il presente?

Il sole nelle pozzanghere

Il sole nelle pozzanghere

Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangere, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c'è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo. Il signor Pi apre sempre alle otto e dieci del mattino, mai alle otto in punto, perché dice che le cose importanti hanno bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. Il suo negozio sta in una via piccola, laterale, e sull’insegna c’è scritto solo «Rigattiere». Il mestiere del signor Pi è recuperare oggetti usati, rotti o difettosi, per rimetterli in circolo: e sí, per lui è una cosa importante. Perché sa che ciascuno di questi oggetti porta con sé un carico affettivo, la traccia delle famiglie, delle stanze in cui ha vissuto, delle relazioni cui ha partecipato, come dono, scenario, o come semplice testimone: cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini… Sa che questi oggetti contengono sogni, desideri realizzati oppure no, amori finiti, parenti perduti, una memoria che non si può cancellare. Sa che, in fondo, tutti siamo «la storia abbandonata di qualcun altro». Quando tocca quelle cose, al signor Pi sembra di sentire la storia che racchiudono. Ed ecco che in questo romanzo fiabesco eppure pieno di vita vera – pieno di tutte le nostre vite, che leggendo riconosciamo – si dipana un universo variegato di voci e personaggi, che davanti al suo bancone si incrociano, intrecciandosi. Il negozio diventa cosí un luogo per le seconde occasioni. Non soltanto per gli oggetti, ma anche per coloro che, con i propri rimpianti e ferite, lo frequentano. Compreso il signor Pi.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti!