Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Laguna Limes

Laguna Limes

Al mattino, dalla terrazza del garage comunale di piazzale Roma, Venezia si apre come un sipario: la laguna brilla e, all'orizzonte, l'intero arco alpino sembra a portata di mano. È da questo luogo sospeso tra acqua e cielo che prende avvio un intrigo in cui il Nordest mostra il suo doppio volto: operoso e feroce, luminoso in superficie e torbido nel profondo. Due enigmatici omicidi e un suicidio che puzza di messinscena scuotono la quiete apparente della città. Gli indizi si rincorrono tra le valli e la sconfinata campagna polesana, rispettabili studi professionali e bar equivoci, antiche miniere d'argento e impenetrabili boschi che rimandano alla remota identità cimbra, l'anima nascosta dell'Altovicentino, l'eredità germanica che incarna il Nordest più autentico e misterioso. Il maresciallo Piconese e il commissario Bonturi, due investigatori lontani per origine ma accomunati dalla stessa testardaggine e dal medesimo istinto, inseguono una verità che scivola tra le calli e i campielli della Serenissima. “Laguna Limes” è il mega-appalto che può ridisegnare il profilo di un pezzo di territorio. Ed è anche la chiave di volta di un sistema di favori, tradimenti, ricatti e avidità senza freni. Il confine tra politica, impresa e affarismo si assottiglia fino a sparire e il benessere si confonde con la brama compulsiva dei schei: i soldi, sovrani occulti di ogni scelta. E mentre le acque si intorbidiscono, anche i morti tornano a reclamare verità e giustizia. Umberto Matino è uno dei più originali interpreti della crime fiction italiana. Nei suoi libri, il passato e il presente si rispecchiano, rivelando inattese continuità. Laguna Limes è il j'accuse implacabile dell'anima nera di una regione, e una controstoria perturbante capace di demolire le retoriche ingannevoli che ammantano il mito del suo buongoverno. I nuovi padroni scrivono il futuro della laguna col cemento. Un'indagine nel cuore del Nordest, dov'è custodita la memoria dei Cimbri, il popolo dei boschi, delle miniere e del ferro.

Quando tornano le rondini

Quando tornano le rondini

Alle nove di sera del 6 maggio 1976, a Gemona, la terra comincia a tremare. Mila è a pochi chilometri di distanza, ancora non sa che la sua cittadina è l'epicentro di un sisma di magnitudo 6,5 che in pochi secondi sconvolge il Friuli Venezia Giulia, distruggendo 17.000 edifici, devastando 900 chilometri quadrati di territorio e portandosi via 990 vite. Mila e la sua famiglia si salvano, ma la casa scompare in un attimo e, con essa, anche i nidi delle rondini, che a lungo non faranno ritorno. Per anni Mila vive in una baracca costruita per gli sfollati. Abita lì quando incontra Augusto, giovane volontario del servizio civile venuto per aiutare nella ricostruzione, e se ne innamora. E abita ancora lì quando nasce Giada. "Figlia del terremoto", Giada Messetti non ha mai avuto il coraggio di riaprire quel cassetto della memoria. Fino a ora. A cinquant'anni dal sisma che ha ferito a morte il Friuli, decide di tornare alle origini e intrecciare i suoi ricordi con quelli di chi il terremoto lo ha vissuto in prima persona. Ne nasce il racconto di una devastazione, ma anche di una rinascita possibile. Perché al terremoto è seguito il «momento della scelta», la scelta di rialzarsi e di guardare avanti, ma soprattutto la scelta di farlo insieme, in un patto solidale che ha coinvolto istituzioni e cittadini. Se quello che è passato alla storia come "modello Friuli" ha funzionato, è stato perché tutti hanno risposto alla chiamata, dando vita a una mobilitazione potente e orchestrata con intelligenza, il primo e purtroppo unico esempio italiano di ricostruzione riuscita. I testimoni di quella tragedia non smettono di ripetere che c'è una vita prima del terremoto e una vita dopo. Di ciò che è successo durante, anche i ricordi sembrano macerie scomposte: il boato, il buio, lo smarrimento, la paura, la polvere ovunque. Restano però alcuni oggetti, che a dispetto del tempo e della confusione continuano a rappresentare un momento, un'emozione, una persona cara che non c'è più. Giada Messetti li raccoglie per noi, per raccontarci una terra ferita, ma coraggiosa e caparbia, che ha saputo ripartire da zero. E ha visto, finalmente, le rondini tornare.

Nati per dormire

Nati per dormire

Per la maggior parte dei genitori la «nanna» assomiglia più a una battaglia che a un momento di condivisione amorevole: strepiti, poppate, suppliche, pianti, estenuanti negoziazioni. E per quanto ci si sforzi di seguire una tabella di marcia – tra routine dolci, oggetti magici, corsi, metodi e mantra di ogni tipo – niente sembra funzionare davvero. Eppure, la verità è semplice: non servono altre regole, serve una bussola. Perché ogni bambino è diverso e, quando si parla di sonno, una routine che vada bene per tutti in realtà non va bene per nessuno. Questo libro offre qualcosa di radicalmente nuovo: non ti spiega come «aggiustare» tuo figlio, ma come funziona davvero il suo sistema nervoso – e il tuo. Il sonno non è un comportamento da correggere, è un bisogno biologico plasmato dall'elaborazione sensoriale e dal senso di sicurezza emotiva. Attraverso i profili sensoriali e l'approccio C.A.R.E.® (Connessione, Accoglienza, Regolazione, Empowerment), fondato sulle neuroscienze, Chiara Baiguini mette al centro i bisogni unici di ogni bambino e libera i genitori dalla tirannia dei metodi rigidi – e dai sensi di colpa. Perché ogni bambino sa dormire: serve solo creare le condizioni perché possa farlo. In questo libro troverai: quiz per identificare il profilo di tuo figlio; regressioni del sonno; pisolini, notti in viaggio e dormire fuori casa; impatto delle malattie sul riposo; latte e alimentazione notturna; co-sleeping e passaggio dal «lettino al lettone»; gestione del sonno con fratelli o gemelli; risvegli notturni; sonno dopo i 3 anni.

Joanna degli incanti

Joanna degli incanti

Palermo, 1640. Una monaca carmelitana è rinchiusa nelle prigioni della Santa Inquisizione in attesa di conoscere il motivo del suo arresto. Per rassicurare un misterioso compagno di cella, inizia a raccontare, perché «una buona storia svia la solitudine e inganna la morte». Joanna De Austa, questo il suo nome, ha avuto un'infanzia segnata dalla perdita di un padre avventuriero e dalla presenza di una madre afflitta dalla vedovanza e priva di slanci. Ma lo zio vescovo è stato per lei un mentore straordinario: di mente aperta e anticonformista, conoscitore dei libri proibiti, le ha trasmesso l'amore per la poesia, le arti e le lingue straniere. E ha protetto la sua amicizia con Nucidda, la figlia della governante, una bambina cieca da cui Joanna ha imparato un nuovo modo di vedere, che non ha bisogno dello sguardo. Questa profonda sapienza la guiderà in un'impresa capace di riscattarla da una vita difficile e dalla gabbia di un matrimonio imposto. Con un'intuizione del tutto innovativa per il suo tempo, Joanna fa della cartiera di famiglia una piccola casa editrice, dimostrando di saper unire la passione per i libri al talento imprenditoriale. Il primo volume dato alle stampe sarà il Don Chisciotte. «Diventammo famosi» dirà «per aver fatto due cose impossibili. Far scrivere i ciechi. Pubblicare la storia di un pazzo.» Ancora una volta, Simona Lo Iacono trasforma in romanzo una storia vera di lutti e rinascite, rovesci economici e incontri cruciali, tenebre e luce: quella luce che brilla nel cammino delle donne verso la libertà.

La cattiva coscienza dei fisici

La cattiva coscienza dei fisici

Tutto comincia negli anni Trenta, in un laboratorio nel centro di Roma, con una scoperta inizialmente mal compresa, dalla quale nasce un’arma capace di cancellare la nostra stessa civiltà. Rovelli racconta la storia della bomba atomica seguendo il filo sottile che unisce curiosità scientifica, paura, ambizione e responsabilità, in un mondo in cui, con la nuova corsa al riarmo, si riaffaccia in modo drammatico il rischio della catastrofe nucleare. Attraversiamo quasi cento anni tra episodi cruciali e momenti poco noti, dalle ricerche di Enrico Fermi e del gruppo di fisici europei prima della guerra, al Progetto Manhattan e ai bombardamenti atomici americani su Hiroshima e Nagasaki, che causarono oltre 200.000 morti civili; dai dimenticati tentativi italiani di dotarsi di una bomba atomica propria, fino alla situazione attuale, in cui l’Italia, senza che ci sia stata una discussione pubblica su questa scelta, ospita bombe atomiche altrui. Perché la bomba non è stata realizzata in Germania, la nazione scientificamente più avanzata dell’epoca? Perché gli scienziati, rimasti separati da una parte e dall’altra del conflitto mondiale, non sono stati capaci di comprendersi? Cosa insegna il fatto che la Corea del Nord, che ha scelto di avere la bomba, è rimasta intatta, mentre la Libia, che vi ha rinunciato, è un paese devastato? Perché gli Stati Uniti hanno usato l’atomica in Giappone a guerra praticamente vinta? Quanto è diventata instabile oggi, con la crescita del numero delle grandi potenze nucleari, la logica della deterrenza, cioè il fragile equilibrio del terrore? Con il suo stile chiaro e rigoroso, Rovelli non offre risposte consolatorie, ma ci mette di fronte a questioni concrete. Ci ricorda gli innumerevoli malintesi e gli errori di giudizio da parte della politica, che nel passato hanno portato a massacri insensati, e ci invita a chiederci se non ne stiamo facendo di simili. Ci spinge a interrogarci sul rapporto tra conoscenza e responsabilità individuale e collettiva. "La cattiva coscienza dei fisici" diventa così la storia di una scoperta straordinaria e, insieme, la cronaca di una questione oggi ignorata ma drammaticamente urgente.

La notte nel cuore

La notte nel cuore

Nathacha, Emma e Chahinez hanno attraversato la notte più nera, quella in cui l'amore diventa controllo, possesso, annientamento. Tutte e tre hanno provato a fuggire dai loro compagni violenti, per salvarsi. Solo una può raccontarlo. "La notte nel cuore" ci parla con una voce piena di forza, urgenza e poesia. Una voce che è necessario ascoltare. «Nathacha Appanah ha trovato le parole per dire l'impronunciabile, mostrando così la forza della letteratura» («Elle») Nel maggio 2021 Nathacha Appanah apprende dell'omicidio della giovane Chahinez Daoud, avvenuto a Mérignac, nei pressi di Bordeaux. L'ex marito l'ha spiata, inseguita, braccata, le ha sparato alle gambe e l'ha bruciata viva in strada, a pochi metri da casa sua. La morte di Chahinez risveglia in Appanah un dolore che viene da lontano: la perdita della cugina Emma, brutalmente assassinata dal marito a Mauritius nel 2000. E riapre una ferita personale, profonda. È una storia che l'autrice non ha mai raccontato, a cui ha evitato di pensare a lungo. Una storia che adesso bisogna scrivere. Perché per poter restituire la voce a Emma e Chahinez, condannate per sempre al silenzio, Appanah deve partire da sé stessa, da quella ragazza che dai diciassette ai venticinque anni ha avuto una relazione con un uomo geloso, possessivo, violento, che l'ha abbindolata, isolata da tutti, piegata, asservita. E quasi uccisa. Appanah si affida a queste pagine ripercorrendo la propria esperienza, mentre ricostruisce le esistenze di Emma, moglie e madre imprigionata in un matrimonio senza via d'uscita, e di Chahinez, che aveva avuto la forza di divorziare, di ricominciare, di lasciare l'Algeria sperando in un futuro migliore per sé e i figli in Francia. A queste donne, oppresse dal controllo di uomini incapaci di rispettare le loro scelte e la loro indipendenza, Appanah dedica la sua lotta contro l'oblio che troppo spesso circonda i femminicidi. Capitolo dopo capitolo, esamina le narrazioni della stampa, della giustizia, dei colpevoli, riferisce i ricordi di famigliari e amici, analizza le dinamiche della violenza cercando di portare alla luce il meccanismo fatale in cui sono rimaste intrappolate Emma e Chahinez. Con parole limpide, precise, di una bellezza struggente, Nathacha Appanah intreccia la sua verità a quella di Emma e Chahinez, attraversando la notte che nei loro cuori ha preso il posto dell'amore.

Il talento di Margherita

Il talento di Margherita

Margherita Fiori ha sessant’anni e agli altri è sempre sembrata una donna senza qualità. Impiegata al tribunale, immersa nei suoi appunti costellati di piccoli schemi, per anni ha continuato a essere dipinta come la definivano a scuola: stramba, distratta, poco portata. Solo più tardi ha dato un nome a quelle etichette: dislessia. Un ostacolo, ma anche un modo diverso di leggere il mondo. Margherita non segue le righe, le attraversa, e facendolo vede crepe dove chiunque vedrebbe muri, sente le stonature nelle versioni troppo perfette. Poi c’è il desiderio di una nuova vita, che ritorna quando meno te lo aspetti. Tra una chat e un appuntamento al buio, Margherita riscopre il corpo, il gioco, la libertà di scegliere. Ogni incontro è un piccolo azzardo, ogni carezza una dichiarazione. Non è mai troppo tardi per sentirsi viva. Ma è in questo tempo nuovo che riaffiora il passato, nella figura del magistrato Pietro Pecorari. Grande amore della giovinezza, con lui Margherita ha condiviso il letto e molti casi, aiutandolo a risolverne la maggior parte grazie al suo insospettabile talento. Poi la storia finisce, ma, dopo venticinque anni, Pecorari le chiede una mano per venire a capo della misteriosa morte di un professore universitario. Sembrerebbe trattarsi di un suicidio, eppure troppe cose non tornano. A partire dalle equivoche frequentazioni del professore. Il talento di Margherita è un romanzo arguto e irriverente in cui la trama gialla diventa un manifesto gioioso sulla seconda età, sul diritto al piacere e sulla forza di uno sguardo fuori dalla norma. Viola Veloce mette in scena una protagonista antitradizionale, una donna che vede ciò che sfugge agli altri, e che proprio per questo riesce a scovare, tra le crepe delle storie e delle persone, la verità più scomoda e al tempo stesso più sincera.

Pane e cannoni

Pane e cannoni

Per trent'anni abbiamo creduto di vivere nell'era della globalizzazione: mercati aperti, catene produttive planetarie, cooperazione economica destinata a rendere la guerra sempre meno probabile. Quell'illusione è finita. Oggi l'economia parla il linguaggio delle strategie militari, e al tempo stesso la guerra torna a essere più «normale». Le nazioni combattono sempre con i missili e le portaerei, ma anche con dazi e sanzioni, il controllo di tecnologie strategiche, il dominio su risorse energetiche e materie prime critiche. Le catene di approvvigionamento diventano strumenti di pressione geopolitica. Le aziende private sono arruolate nella competizione tra potenze. I generali entrano nei consigli d'amministrazione e i governi tornano a fare politica industriale per difendere la sicurezza nazionale. È la nuova epoca della geoeconomia, dove commercio, tecnologia, finanza e potenza militare si fondono in un unico campo di battaglia. In questo libro Federico Rampini racconta come siamo arrivati a questa svolta storica e cosa significa per il futuro dell'Occidente. Spiega le nuove dimensioni della rivalità tra Stati Uniti e Cina, destinata a dominare il XXI secolo; perché la Russia resta una minaccia strategica; perché la corsa alle tecnologie decisive - intelligenza artificiale, energia, semiconduttori - determinerà i nuovi equilibri di potere e come è entrato in crisi il modello europeo, un continente che per decenni ha potuto permettersi il lusso del pacifismo perché altri garantivano la sua sicurezza. La storia non ha mai smesso di essere governata dai rapporti di forza. Oggi lo scopriamo di nuovo, mentre le guerre divampano, la capacità militare riemerge come ultima garanzia della libertà, e la sua assenza può risultare fatale. Perché, nel mondo che sta nascendo, pane e cannoni tornano a essere inseparabili: la prosperità economica e la sicurezza nazionale sono ormai due facce della stessa realtà. E ignorarlo è il più pericoloso degli errori.

Il cuore non va a dormire

Il cuore non va a dormire

C’è un’età in cui ogni cosa brucia, soprattutto l’amore. E ce n’è un’altra in cui persino l’amore sembra uno sbaglio. Ma per quanto tu possa provare a nasconderti o a scappare da te, il tuo cuore non si lascerà ingannare. Il cuore a volte tace, ma non va mai a dormire. Sasha ha sedici anni, un’anima inquieta e un segreto. Quando arriva il supplente di diritto – quello strano, che parla solo d’arte – per la prima volta si sente vista davvero. Con lui costruisce un linguaggio intimo, che le consente di dire ciò che non riusciva a dire. Finiscono per innamorarsi. Ma il professore sa che non possono concedersi questo sentimento. Lei invece non capisce. Alessandra ha più di quarant’anni e un’esistenza che sembra senza scossoni: un marito, una figlia, il parquet nuovo, un bel lavoro. Un giorno è chiamata a fare una perizia sul murale di un famosissimo artista la cui identità però è ignota e che da tempo era sparito. Di fronte al murale, qualcosa in lei si spezza. Una voce che credeva di aver sepolto è tornata, e lei non può più ignorarla. Sasha e Alessandra ancora non lo sanno, ma presto si incontreranno là dove per entrambe si apre una crepa. Nel suo romanzo più toccante, Enrico Galiano ci ricorda che l’amore non chiede mai il permesso. Che ci spaventa proprio perché ci rivela. Che più è forte e meno riusciamo a guardarlo negli occhi. «Perché il corpo lo sa sempre. Lo sa quando incroci quello sguardo e ti senti vista per la prima volta. Lo sa quando appoggi le dita su una tela ruvida e ti senti toccata. Lo sa quando dentro di te qualcosa si è rotto, o si è appena aggiustato. Lo sai. Lo sai sempre. Lo sai quando lo guardi e non lo ami più. Lo sai quando dietro un sorriso c’è un addio, e quando dietro un addio c’è un: resta, resta, ti prego. Lo sai che rumore fa la vita, quando accade».

L'inverno della levatrice

L'inverno della levatrice

Maine, villaggio di Hallowell, una notte d’inverno del 1789. Il fiume Kennebec è quasi completamente ghiacciato, invaso da micidiali lastroni che tagliano come cristallo. Prima di chiudersi nella loro gelida prigione, le acque restituiscono il corpo di Joshua Burgess, con gli abiti che ancora lo avvolgono come petali di un grande tulipano appassito. A esaminare quel cadavere gonfio e martoriato viene convocata Martha Ballard, la levatrice del villaggio, colei che facilita le nascite, che ascolta i corpi dei malati e se ne prende cura. E il corpo di Joshua Burgess parla, e dice che la morte non è arrivata solo per acqua, ma anche per corda: qualcuno potrebbe aver impiccato Burgess, prima di gettarlo nel Kennebec. Anche se poi il dottore, dall’alto della sua competenza, esprime il suo parere contrario e senza appello: è stato un incidente. Burgess, tuttavia, non può essere morto per una banale imprudenza. Oltre a Martha, in tanti pensano che meritasse una punizione, soprattutto dopo l’oltraggiosa violenza ai danni della giovane Rebecca. Martha aveva raccolto per prima quella terribile confidenza e l’aveva trascritta nel suo diario, come sempre fa con i racconti che le vengono affidati: perché non vadano perduti, perché le mura di casa non proteggono le madri, le sorelle, le figlie. Comincia così un’estenuante ricerca della verità per la levatrice Martha Ballard, armata solo delle sue parole contro i pregiudizi di una società che non intende ascoltarle. Con una prosa tesa e delicata, Ariel Lawhon racconta di una donna indomita e della sua instancabile battaglia per la giustizia. Un’eroina misconosciuta, mai finora celebrata, che ebbe l’ardire di levarsi in difesa dei più deboli, cambiando per sempre la storia di un’America che stava ancora muovendo i suoi primi passi.

Figlia dell'ultimo re

Figlia dell'ultimo re

La notte del 6 marzo 1266 infuria la tempesta. Beatrice, figlia di Manfredi di Svevia, re di Sicilia, ha solo sei anni ed è eccitata all'idea di partire per l'Epiro insieme ai fratelli più piccoli. Il viso pallido di sua madre e gli occhi segnati non sembrano però quelli di chi è in procinto di prendere il mare per un viaggio di piacere. E, infatti, la nave che è bloccata nel porto di Trani dovrebbe portarli in salvo, prima che gli emissari di Carlo d'Angiò li raggiungano. Dopo aver sconfitto e ucciso Manfredi, il fratello del re di Francia ha bisogno di eliminare anche i suoi eredi, per impadronirsi del regno di Sicilia, con il favore del papa. Fatta prigioniera e separata dal resto della famiglia, di cui a lungo ignorerà le sorti senza darsene pace, per diciotto anni Beatrice vede solo le pareti di una cella, ed è in un feroce desiderio di vendetta che trova la sua unica ragione di vita. A darle un po' di conforto, Calisto, il giullare che con le sue storie ne allietava i giorni di bambina e ora continua a vegliare su di lei. Dal suo confino, Beatrice, ormai donna, sa di essere una pedina in un gioco molto più grande, e che per la figlia di un re sconfitto la libertà è un traguardo quasi impossibile da conquistare. Ma nelle sue vene scorre il sangue indomito degli Svevi e, quando gli eventi creeranno le condizioni per la sua scarcerazione, si troverà di fronte a un dilemma: rimanere schiava dell'odio che la consuma o scegliere l'amore e la felicità che il destino sembrerebbe offrirle? In un sapiente gioco narrativo in cui la vicenda di Beatrice di Svevia interseca quelle di figure storiche come il conte Ugolino, Giotto e Dante, Ornella Albanese ci restituisce il ritratto di un personaggio femminile seducente e ricco di complessità. Una giovane donna segnata da esperienze crudeli, ma fiera nel perseguire il proprio riscatto, che diventa emblema di forza e determinazione nel rivendicare il proprio ruolo nel mondo.

Omicidi srl

Omicidi srl

Ammazzare la gente per soldi, pianificare, contenere le spese, gestire una piccola azienda di eliminazioni, con due principi basilari: «La sicurezza prima di tutto» e «Deve sembrare un incidente». Il Biondo e Quello con la cravatta sono killer professionisti, e hanno gli stessi dubbi e le stesse difficoltà di ogni professionista. Questioni etiche e questioni pratiche, dubbi esistenziali e dubbi tecnici su come onorare i contratti, modi, tempi, risvolti morali dell’ammazzare qualcuno. Niente di personale, è solo lavoro. Questa volta sono alle prese con un contratto inedito che li pone di fronte a una questione morale: accettare l’incarico, molto ben pagato, o cedere ai loro dubbi etici? Proprio per questo, per chiedere consiglio a una collega, coinvolgono la loro «stagista» Francesca Aroldi. Parte quindi una sequenza di contrattempi, infortuni, difficoltà, piani falliti, svolte e testacoda, incidenti di percorso, problemi familiari e pistole da pulire. Una trama di impicci e sviluppi a sorpresa, in cui, nell’azienda dei killer, si confrontano due scuole di pensiero: la pianificazione scientifica dell’omicidio che tende al delitto perfetto, e l’improvvisazione; lo spartito rigoroso fatto di piani infallibili, e il free jazz. Il Biondo e Quello con la cravatta giocano sul cinismo e sul disincanto, come anche cinico e disincantato è l’ambiente in cui si muovono, che attraversano, che descrivono in dialoghi veloci e fulminanti. Una società avida, senza scrupoli, che i due soci osservano con implacabile sarcasmo immersi in una Milano sgangheratamente ricca. Omicidi Srl è una commedia nera, feroce e divertente, che segue Il tallone da killer, precisa i contorni dei protagonisti, gioca con la satira, l’azione e il genere noir, si diverte a vedere la storia gialla dalla parte dei cattivi per rivelarci che anche i buoni... insomma...

E ancora chiediamo perdono

E ancora chiediamo perdono

Sembra un giorno qualunque quello in cui Loris De Filippi si trova davanti a una scelta imprevista: rinunciare alla missione per Haiti e rispondere a una chiamata urgente da Gaza. Nonostante le paure di chi gli vuole bene, parte. Dopo giorni di preparativi febbrili, arriva in una Gaza irriconoscibile: quartieri polverizzati, ospedali al collasso, una popolazione sospesa tra terrore e resistenza quotidiana. È lì, tra incubatrici spente e vite ridotte a un respiro, che comprende di aver superato un limite e decide di fare ciò che in trent'anni di lavoro umanitario non aveva mai voluto fare: raccontare. Perché Gaza richiede un'eccezione. Perché, questa volta, il silenzio sarebbe complicità. Con un linguaggio asciutto, fermo, a volte straziante, restituisce dignità ai «bambini senza nome», alle madri che stringono i figli mentre l'inferno si abbatte sulle loro case, ai medici che lottano come ultimi baluardi di umanità. Sapendo che lavorare a Gaza significa resistere, farsi argine in un presente ferito che chiede, ostinatamente, di «restare umani». Quando l'annuncio di un fragile accordo di pace irrompe nella notte, la speranza diventa un «atto di fede», l'unico antidoto al «pessimismo dell'intelligenza». Ma De Filippi sa che una pace senza giustizia non è pace: è una tregua concessa dai più forti. Un motivo in più per testimoniare. Questo libro è il racconto diretto e senza sconti di chi ha scelto di non voltarsi dall'altra parte. Un esercizio di memoria, ma anche un messaggio di speranza. Perché se nascerà una pace, pur fragile e imperfetta, non sarà da un trattato, ma dalle mani di chi ogni giorno sceglie di non odiare, di curare invece che ferire, di costruire invece che distruggere. Non dalla voce di chi accusa e ingiuria, ma da quella di chi sa chiedere perdono, ancora e ancora.

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