Biblioteca Civica Bertoliana

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Bristol

Bristol

La vita di Robert Bristol – regista con all'attivo una dozzina di non indimenticabili film, sfibranti sfide budgetarie, due matrimoni falliti e un'iperglicemia – sembra destinata al flop: commerciale, erotico, personale. Ma l'arte non conosce gerarchie e Bristol appartiene alla caparbia schiera di chi è votato a un'opera – un'opera che esige una totale sudditanza e divora ogni energia. Non importa dunque che il suo nuovo film, L'oro insanguinato, sia l'adattamento di un romanzo rosa – dovuto alla feconda penna della regina dei bestseller, Marjorie des Marais –, dove la fragile Chloé e l'intrepido Jean-Claude affrontano mille peripezie nel cuore del continente africano, tra spietati mercenari, congreghe di stregoni, mirabolanti segreti e duelli all'ultimo sangue. Né importa che, mentre Bristol, sulle rive del Limpopo, fa i conti con le infinite, inopinate grane che si accompagnano alle riprese in esterni esotici – inclusa l'incursione di feroci miliziani –, a Parigi un solerte ispettore di polizia, Julien Claveau, lo creda coinvolto nella misteriosa morte di un uomo senza identità e cerchi di incastrarlo. Il cinema è «il regno della parte per il tutto, l'impero della sineddoche»: nulla accade davvero al di fuori del campo di ripresa – o comunque non ha peso. Una legge, questa, che forgia dall'interno anche l'architettura di questo romanzo dove tutto è abbaglio, e l'esplosivo, tumultuoso intreccio lascia trasparire l'autentica natura della letteratura – fabbrica di illusioni, incantesimo che agisce – e l'immedicabile malinconia di chi la nutre con la propria esistenza.

Il libro delle magie

Il libro delle magie

Una maledizione: per trecento anni, le donne della famiglia Owens sono state condannate a vedere morire l'amore della loro vita, dividendosi tra chi ha scelto comunque di amare, e perdere il proprio amato, e chi si è rifugiata nella quieta solitudine di un'esistenza senza amore. Sally Owens appartiene alla prima categoria. Rimasta vedova a causa della maledizione, abita in una grande casa con le amate zie, la sorella Gillian e le figlie Antonia e Kylie, che vuole proteggere a ogni costo. Per questo ha proibito a entrambe di praticare la magia che scorre nel loro sangue e che è al tempo stesso croce e delizia della loro stirpe. Ma tutto cambia quando, in biblioteca - dove cominciano le storie migliori -, la zia Jet sente il ticchettio dell'orologio della morte: le restano solo sette giorni da vivere. E la maledizione, che si è rimessa in moto, stavolta colpirà l'anima gemella di Kylie. Le Owens allora uniscono i loro doni per rompere il sortilegio e partono per un viaggio che le porterà da Parigi a Londra, fino alla campagna inglese, là dove l'antenata Maria ha praticato per la prima volta l'Arte Senza Nome e dove tutti i segreti verranno finalmente a galla. Da Kylie, che sarà tentata dalla forza della magia oscura, a zia Franny, che sacrificherà tutto per la famiglia, fino a Sally, che richiusa in se stessa non vuole rischiare di perdere di nuovo l'amore, per ciascuna di loro è arrivato il momento della verità... Tra amori e incantesimi, inganni e sacrifici, questo romanzo celebra la magia potente, spaventosa e magnifica che da sempre lega madri e figlie, zie e nipoti, sorelle e fratelli. E chiunque sia mai stato innamorato.

Rumore su carta

Rumore su carta

La letteratura del secondo Novecento non solo continua a parlarci di musica, ma in molti casi… suona. Da Jack Kerouac, che voleva scrivere romanzi come assoli bebop, a Allen Ginsberg, che modellava i versi sul respiro del jazz, fino a William S. Burroughs, che trasformò la pagina in una macchina da remix col cut-up, il testo diventa spartito, ritmo, loop, improvvisazione. Con la Beat Generation prende spunto l’idea che un romanzo possa funzionare come un disco: tracce, variazioni, ritorni tematici. Da lì la scia continua: Philip K. Dick che vibra come un’interferenza radio, J.G. Ballard che scrive paesaggi sonori post-industriali, Pynchon che incrocia compositori reali a partiture irreali; Don DeLillo che fa del rumore mediatico una partitura narrativa, Chuck Palahniuk che costruisce romanzi come set punk, David Foster Wallace che cita il rap come modello di crossover stilistico, Bret Easton Ellis che usa le playlist come palinsesto romanzesco; giù giù, fino a Lansdale che scaraventa Elvis, oramai ridotto a una vecchia cariatide rock, in un universo parallelo. Questo libro è una visita guidata alle pagine degli scrittori (post-)moderni che non solo parlano di musica e la citano, ma a lei si ispirano fino a farla (ri)suonare. In fondo, lo “scrittore d’oggi” non ha mai smesso di inseguire un sogno antico: nutrirsi di musica – sia essa jazz, rock, pop, rap, classica o avanguardia – parlandoci di essa, da un lato, e trasformandola in pagina scritta-partitura, dall’altro. Perché ci sono scrittori che non solo vanno letti, ma soprattutto… vanno ascoltati.

I tre delitti dei miei amici

I tre delitti dei miei amici

All'incrocio tra reportage, cronaca nera e quello che oggi chiameremmo autofiction,I tre delitti dei miei amici rappresenta un unicum nella produzione narrativa di Simenon. Il quale insistette non poco affinché il sottotitolo «Storia vera» comparisse sul frontespizio del volume, pubblicato nel 1938 da Gallimard (che invece, per tutelarsi da guai giudiziari, preferì spacciarlo per un romanzo), dove aveva raccolto gli articoli commissionatigli un anno prima dal settimanale «Confessions», sempre alla ricerca di vicende sensazionali e possibilmente torbide. E torbidi lo erano davvero, i trefaits divers i cui protagonisti lo stesso Simenon aveva frequentato a Liegi nel corso della sua giovinezza: il suicidio del pittore Joseph Kleine sotto il portico della chiesa di Saint-Pholien; l'assassinio per mano di Ferdinand Deblauwe del ballerino di locali notturni Carlos de Tejada; e il triplice omicidio a opera di Hyacinthe Dans dell'amante, della madre e del suo ex confessore. Tre naufragi esistenziali che Simenon vede quasi come un'immagine rovesciata del proprio percorso di affermazione e di successo – tanto più nella consapevolezza di aver sfiorato egli stesso la tentazione, o il rischio, della perdizione, e chiedendosi ogni volta: perché loro e non io? Del resto, descrivere la discesa agli inferi di molti dei suoi personaggi romanzeschi sarà anche un modo per mettere in scena, e al tempo stesso esorcizzare, le sue paure e le sue ossessioni più profonde.

L'altra moglie di Garibaldi

L'altra moglie di Garibaldi

Inverno 1860. In una cappella privata nei dintorni di Como vengono celebrate le nozze tra Giuseppe Garibaldi e la marchesa Giuseppina Raimondi. Il matrimonio dura un giorno soltanto. Lo scandalo che ne consegue, invece, passerà alla storia. In una narrazione che intreccia realtà e fantasia, tra splendide ville affacciate sul lago, ambascerie segrete, amori proibiti e misteriose chiromanti, Silvia Montemurro ci guida nella riscoperta di un affascinante episodio del Risorgimento italiano. A caccia della verità, ammesso che ce ne sia una sola. Seconda metà dell’Ottocento. Figlia della relazione illegittima tra il marchese Raimondi e una donna dal passato oscuro, la giovane Giuseppina ha imparato presto a guardare con disincanto sia all’amore sia al potere. Finché, mentre tutt’attorno imperversano i moti risorgimentali, il generale Giuseppe Garibaldi non s’invaghisce di lei. Giuseppina si ritrova così incastrata in un disegno troppo grande in cui la sua volontà sembra relegata a margine. Ma il destino, come scoprirà a proprie spese, segue vie tutte sue. Lo sa bene anche Alma, la chiromante che del destino ha fatto un mestiere. Cresciuta in una comunità nomade, fin da piccola ha appreso che la divinazione non consiste nel predire il futuro, ma nel portare alla luce quel che gli altri si rifiutano di vedere. Le vite delle due donne, Giuseppina e Alma, all’apparenza distanti nel tempo e nello spazio, sono in realtà legate a doppio filo. Perché la verità, detta o taciuta, finirà per avere conseguenze irreversibili per entrambe. Partendo da un’impeccabile ricostruzione storica, Silvia Montemurro firma un nuovo appassionante romanzo.

Le donne di Rosenhag. [2]: Il segreto delle rose

Le donne di Rosenhag. [2]: Il segreto delle rose

Karlskrona, 1910. Marlene e Liv provengono da mondi opposti: la prima è la vedova di un capitano di Marina, naufragato insieme alla sua nave e all'intero equipaggio; la seconda è, invece, sposata con un facoltoso armatore privo di scrupoli. Insieme hanno dato vita a Rosenhag, trasformando la casa di un guardacaccia, immersa tra le rose, in un rifugio per donne in cerca di aiuto che non sono più in grado di provvedere ai loro bisogni. Un porto sicuro dove queste non solo si sostengono, ma condividono segreti inconfessabili e trovano il coraggio di essere sé stesse lontano dal giudizio del mondo. Ma la serenità di Rosenhag è destinata a incrinarsi quando alla porta di Marlene si presenta un giovane identico al marito. Il riemergere di verità sepolte e questioni mai risolte minaccia di sconvolgere ogni equilibrio. E mentre il passato torna a reclamare il suo posto, Liv dovrà lottare per sfuggire alle trame spietate del marito Sten, ultimo ostacolo tra lei e la possibilità di amare ancora. In un'epoca che vorrebbe relegarle all'obbedienza e al silenzio, le due amiche combatteranno per difendere i propri sogni e la propria libertà. Sapranno trovare la forza per affrontare chi vorrebbe piegarle e impedirne il riscatto? Il capitolo conclusivo della dilogia delle Donne di Rosenhag porta a compimento il destino di due protagoniste indimenticabili, forti e appassionate. Una saga familiare intensa e coinvolgente che celebra il coraggio di perseguire i propri desideri, nonostante tutto.

La vita sia per te un giardino

La vita sia per te un giardino

Un giardino è la prova che c'è sempre una buona ragione per rifiorire. Quando Julia Esdaile accetta di restaurare il parco di Havenworth Manor, pensa di aver trovato il luogo giusto in cui ricominciare, dopo un anno di dolore. Tra sentieri invasi dall’edera, serre dimenticate e aiuole soffocate dal tempo, il suo compito è riportare ordine, bellezza e vita. Ma quel giardino non è soltanto abbandonato: sembra aspettare qualcuno. Seguendo le tracce trovate in un vecchio florilegium, un album da disegno ingiallito dal tempo, Julia scoprirà la storia di Irene, una giovane artista vissuta negli anni della guerra, capace di affidare ai fiori tutto ciò che non poteva dire ad alta voce. Nei suoi disegni botanici si nascondono sogni, paure, speranze, e il desiderio ostinato di scegliere il proprio destino. Mentre il passato lentamente riaffiora, Julia comprende sempre più che restaurare un giardino significa anche imparare ad ascoltarlo. Ogni gladiolo parla di coraggio, ogni giacinto di perdono, ogni viola di fedeltà a ciò che siamo, ogni ramo spezzato della possibilità di guarire. E tra i ricordi degli abitanti della tenuta e un segreto rimasto sepolto per decenni, Julia troverà molto più di ciò che cercava. Incontrerà una donna coraggiosa da restituire alla memoria. E una nuova strada per sé. Emozionante e rivelatrice, misteriosa e luminosa, una storia che sa parlare il linguaggio segreto dei fiori e testimoniare come, anche dopo la stagione più dura, la vita può sempre tornare a germogliare.

Il sacco di Ashley

Il sacco di Ashley

Sud degli Stati Uniti. Rose, una donna in schiavitù, scopre che la figlia Ashley, di nove anni, verrà venduta. Dovranno dirsi addio. Come potrà proteggerla da un mondo che la vede solo come uno strumento, o peggio? Come potrà starle vicino quando all’orizzonte non c’è altro che abbandono? Prende un sacco di cotone e lo riempie con un vestito sbrindellato, qualche noce pecan, una ciocca dei suoi capelli. Infine, come esprimendo un desiderio, o compiendo un rituale magico, vi sussurra dentro tutto il suo amore. Il kit di sopravvivenza è pronto e madre e figlia si separano per sempre. Ma il sacco rimane: Ashley lo porta con sé negli anni dello schiavismo e della Guerra civile americana e alla fine lo lascia alla nipote, Ruth, che nel 1921, a Philadelphia, vi ricama la storia della famiglia. Dopo un lungo periodo in mostra allo Smithsonian, oggi è tornato in South Carolina: da lì, a Charleston, città di sfarzose ville e prigioni, è iniziata la sua vicenda rimasta a lungo sconosciuta. Miles l’ha svelata facendo anni di ricerche tra i documenti dello schiavismo, sterminati e disumani elenchi di persone e cose, ma anche ben oltre: nella storia materiale, tra le testimonianze di chi c’era, nella letteratura contemporanea. E così la vita di tre donne, lacerata dal lutto e ricucita da un gesto visionario di «speranza radicale», diventa il racconto di secoli di storia americana e centinaia di migliaia di persone schiavizzate. Una «storiografia poetica», tanto rigorosa quanto immaginifica, che trova nel «sacco di Ashley» la risposta a una domanda urgente: a quali risorse possiamo attingere quando tutto sembra perduto, ieri nell’orrore dello schiavismo, oggi in un mondo sempre più predatorio e polarizzato?

Una splendida rovina

Una splendida rovina

«Eccoci lí, coi bicchieri di plastica colmi di champagne scadente: due cittadini smilzi, sbigottiti ed entusiasti, appena innamorati, divenuti proprietari di una casa senza finestre, col tetto rabberciato e i soffitti crollati, una splendida rovina di milleduecento metri quadri al limitare di S., centonovanta abitanti. Ora centonovantadue». Dopo il grande successo internazionale de Le perfezioni, Vincenzo Latronico torna a raccontare gli slanci e gli autoinganni di chi, già adulto, è ancora in cerca del proprio posto nel mondo. Due trentenni si incontrano, si innamorano, e in quello slancio decidono di inseguire un sogno: cambiare vita, lasciare la città per trasferirsi in un villaggio di campagna. La loro ricerca li porta in Francia, poi sulle coste del mar Baltico, dove ristruttureranno una splendida casa in rovina e insieme le loro vite. O almeno ci proveranno, gettando il cuore oltre l'ostacolo con l'ottimismo e l'energia di un amore appena nato. Ma questa storia ha un'altra versione: due trentenni si sentono alla deriva, in città troppo care, facendo lavori per cui non provano piú la passione di un tempo. Sono in cerca di una via d'uscita e la trovano l'uno nell'altra, e in una fantasia campestre nata dalle ore passate sui social e sui siti di annunci immobiliari, a vagheggiare casolari in pietra e campi di grano. Piú che un sogno, inseguono una follia a due; e ciò che li aspetta - mezze truffe, ripensamenti improvvisi e imprevisti prevedibilissimi - è anche una parabola graffiante sul fatto che chi getta il cuore oltre l'ostacolo deve essere certo di avere buona mira. Una splendida rovina racconta entrambe queste storie, ma anche la nostra impossibilità di distinguere fra le due. Stiamo inseguendo davvero un sogno o si tratta di una chimera? Stiamo correndo verso qualcosa o ne stiamo scappando? Con una scrittura vibratile ed esatta, magnetica, Vincenzo Latronico scandaglia le speranze, le disillusioni e la voglia di fuga che da sempre accompagnano l'ingresso nell'età adulta. Col passare del tempo, quell'idea di futuro diventerà sempre piú una chimera. La domanda è se lo fosse dall'inizio, e se provarci valesse comunque la pena.

Amalia, l'obliqua

Amalia, l'obliqua

Il 13 aprile del 1907 è un sabato. Amalia si alza molto tardi, com'è sua abitudine, e si rende conto che c'è qualcosa che desidera fare. Vuole conoscere quel poeta che incrocia spesso nei salotti torinesi e che le è parso stranamente affine. Lui si chiama Guido Gozzano, è di un paio d'anni più giovane ma in fondo possono considerarsi coetanei. Lei è Amalia Guglielminetti, al momento certamente l'artista più celebre tra i due. Dalla decisione di quel giorno nascerà uno degli amori più infelici della letteratura, una relazione inquieta destinata a trasformarsi in uno scontro e poi in una lunga, tormentata amicizia. Ma chi è Amalia, questa autrice che il secolo scorso sembra aver risucchiato nell'oblio? Una donna sempre elegantissima, piena di fascino, anticonformista, pronta a dare scandalo pur di non annoiarsi, che preferisce il proprio talento al matrimonio. Per Emanuela Canepa, Amalia prende subito la forma di un'ossessione. Con l'autorità di un daimon muove la sua scrittura, reclama un posto sulla pagina, infine un romanzo. Presto il gioco si inverte. La scrittrice che insegue le tracce della poetessa si trova essa stessa braccata, lo spirito di Amalia non le dà tregua e ci regala pagine che sono un viaggio meraviglioso in un'epoca e in un paese dove le autrici, Amalia Guglielminetti ma anche Matilde Serao e Ada Negri, rubano con impeto la scena ai gerarchi fascisti e ai giornalisti dediti al pettegolezzo. E questo corpo a corpo con una figura memorabile ci trascina di fronte a una domanda decisiva: quanto siamo disposti a pagare per affermare la nostra libertà?

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