Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Nessuna via d'uscita

Nessuna via d'uscita

L'avvocato Haller torna con un caso più attuale che mai: una causa contro un colosso dell'Intelligenza Artificiale, che potrebbe essere responsabile dell'omicidio di una ragazzina. Dopo il suo percorso di "rinascita", Mickey Haller prende una nuova direzione e si dedica a un caso d'interesse pubblico, intentando una causa civile contro una società di Intelligenza Artificiale il cui chatbot avrebbe suggerito a un sedicenne di uccidere la sua ex ragazza perché lo aveva tradito. Rappresentando la famiglia della vittima, Mickey esplora il mondo dell'IA, in rapida espansione e in gran parte non regolamentato. Durante il processo, lo affianca il giornalista Jack McEvoy che vorrebbe assistere in silenzio per scrivere un libro sul caso. Ma Mickey lo mette subito al lavoro, affidandogli l'analisi della montagna di documenti emersi durante la fase di ricerca delle prove. Le indagini di McEvoy portano alla scoperta del testimone chiave: un informatore che fino ad allora aveva avuto troppa paura per parlare. Il caso è estremamente pericoloso, perché in gioco ci sono miliardi di dollari. Si dice che le macchine abbiano superato l'intelligenza umana nel 1997, quando il Deep Blue dell'IBM ebbe la meglio sul maestro di scacchi Garry Kasparov con una mossa chiamata "il sacrificio del cavallo". Haller adotterà una strategia simile in tribunale per cercare di sconfiggere le immense forze dell'industria dell'IA schierate contro di lui e i suoi clienti.

Anche i cani a volte volano

Anche i cani a volte volano

«C’è un silenzio che ci accompagna da sempre, ma che abbiamo imparato a ignorare. È il silenzio degli animali. Un silenzio che non è assenza di voce, ma una lingua diversa, fatta di sguardi, di movimenti minimi, di respiri trattenuti. Gli animali parlano, ma non con le parole: lo fanno con la vita stessa, con il loro esserci nel mondo in modo discreto, umile, necessario.» Dacia Maraini ha sempre scritto del suo rapporto speciale con i nostri «fratelli» del mondo animale. Di quanto siano importanti per noi «umani» e di quanto sia decisivo difenderne i diritti e capirne le sofferenze. E in queste pagine, che raccolgono racconti, memorie e interventi pubblici, ribadisce il rispetto per l’ambiente (che non è solo nostro), la ferma opposizione alle pratiche di sfruttamento o al rito insensato della caccia; spiega la sua scelta vegetariana e condanna gli allevamenti intensivi. E lo fa soprattutto raccontando delle storie: di compagni di vita, di cani «che ragionano» e «a volte volano», di gatti «che si credono pantere», di «gabbiani intelligenti», di lupi, orsi, cervi e molte altre creature meravigliose (non esclusi topi e galline). Le sue favole e le sue riflessioni appassionate esplorano il legame profondo in grado di unirci a esseri tanto diversi, eppure tanto simili a noi. Per comprendere infine come essi «non ci chiedano parole, ma gesti. Non proclami, ma presenza. E forse, in quel semplice atto di rispetto, potremmo finalmente riconciliarci con la parte più autentica e gentile di noi stessi».

Buio

Buio

Una casa a un euro: per Tilda, ragazza tedesca di origini italiane, è davvero un colpo di fortuna. Vuole tagliare i ponti con la sua vita precedente e una villa in Sardegna è ciò che fa per lei. Botigalli è il sogno di ogni architetto appassionato di restauri: un villaggio abbandonato in cima alle montagne della Barbagia, una cinquantina di abitazioni e una sola strada che porta alla pittoresca chiesa. Inoltre si tratta di un cambio radicale: lavoro manuale, solitudine e buon cibo. Ma l'idillio di questo luogo sospeso nel tempo è di breve durata. Il paese, che all'inizio sembrava completamente disabitato si anima in modo inquietante: strani rumori, oggetti spostati e poi un terribile segreto che risale all'estate del 1982 – quella del mondiale e della finale Italia-Germania – quando in una sparatoria tutti i suoi abitanti hanno trovato la morte. Nessuno sa cosa sia davvero accaduto quel giorno e l'unico superstite, l'anziano Silvio, rimane ostinatamente chiuso nel suo silenzio nonostante un giornalista si presenti da lui ogni domenica per cercare di convincerlo a raccontare la sua tragica storia. E Tilda, suo malgrado, vi si troverà improvvisamente catapultata dentro. Fare luce nel buio di quegli anni sarà l'unico modo per uscirne… illesa. Perché in questa terra aspra e isolata, sono successe, e ancora succedono, cose terribili. L'ultimo thriller di Vera Buck vi terrà incollati alle pagine con i suoi personaggi, l'ambientazione mozzafiato e le atmosfere inquietanti.

La carità carnale

La carità carnale

Marianeve ha i capelli bianchissimi come una coniglia selvatica, ma la neve che porta nel nome non l'ha mai vista perché è nata nel cuore del Cilento, terra di rocce a picco sul mare, dal grembo rigonfio di lecci e castagni, le anche ossute e le fauci che si chiamano Gole del Calore. Marianeve è la sola, adorata figlia di Sarchiapone, che per lei dall'alba al tramonto si spezza la schiena nella bottega di alimentari del paese, senza sapere quanto scuorno desti nella figlia scorgerlo dietro quella vetrina unta, con il grembiule macchiato e il sorriso innamorato che gli si illumina sul viso appena la vede. Sarchiapone è convinto che Marianeve sia destinata a cose grandi, perciò nulla di lei lo preoccupa o lo stupisce: nemmeno quando la figlia si chiude con le compagne in cantina a fare i giochi proibiti che per la prima volta le rivelano il potere nascosto nel punto più segreto del suo stesso corpo – quello di guarire gli altri. Perché il suo destino eccezionale si compia Marianeve dovrà lasciare Sarchiapone, andare a Napoli, la città spalancata e misteriosa come un'ostrica, dove dal passato le verrà incontro un'altra donna, Giulia Di Marco, suora eretica del Seicento, che a sua volta aveva trasformato il proprio corpo in uno scandaloso strumento di guarigione, dando un nome al fuoco che le ardeva dentro: la carità carnale. Dopo il folgorante esordio con Uvaspina, Monica Acito si conferma una voce unica, capace di plasmare sulla pagina personaggi, luoghi, sentimenti con una scrittura immaginifica, piena di colori e di vita. La carità carnale è la storia del legame tra un padre e una figlia, più forte di ogni peccato e di ogni silenzio; è il romanzo di formazione di una ragazza di provincia che diventa donna in una città grandiosa e conturbante; è un alambicco narrativo nel quale passato e presente, fede e magia, carne e spirito si mescolano per dare vita a uno straordinario racconto d'amore.

Le ragazze di Tunisi

Le ragazze di Tunisi

Tunisi, 1959-1961. I Brancata sono una delle tante famiglie di origine siciliana che in Tunisia hanno cercato l'America, e non sempre l'hanno trovata. In compenso hanno convissuto pacificamente con i francesi, che fino ad allora comandavano, insieme a tunisini, ebrei e maltesi. In questa cornice cosmopolita, Maria - una bella trentottenne fiera e determinata - vede le sue tre figlie adolescenti diventare grandi. È lei che si occupa di loro perché suo marito lavora in campagna ed è quasi sempre sola. Per far fronte alle difficoltà economiche si dedica a piccoli lavori di sartoria in casa, nel quartiere di Borgel, al pianterreno di una palazzina che si affaccia su un cortile dove tutti conoscono tutti. Al piano di sopra, un vedovo silenzioso la corteggia con discrezione, ma lei è troppo occupata a tener d'occhio le sue ragazze, innanzitutto Anna, la primogenita. Sedici anni, Anna ama leggere e guardare le navi all'orizzonte e frequenta una delle migliori scuole di Tunisi grazie allo zio Jojo, il mascalzone latino di famiglia, che le paga gli studi. Per lei l'amore è ancora qualcosa di irraggiungibile, ma per fortuna ha Marinette, l'amica francese che le apre le porte di un mondo fatto di cinema, bei vestiti e passeggiate in Avenue de France. Sempre tra i piedi, ci sono le sue sorelle: Vitina che in apparenza pensa solo a cantare e a fare ginnastica, e Pupetta, il grillo parlante della famiglia. Tutto intorno, una città vivace in cui i nostri protagonisti si muovono in un tempo sospeso tra malinconia e incertezza: con l'indipendenza della Tunisia per molti si avvicina la stagione degli addii. Ma è proprio la paura del cambiamento ad accendere i cuori, far nascere nuove storie e svelare segreti, in un microcosmo fatto di zii rancorosi, vicini curiosi, couscous a volontà e serate trepidanti davanti alla tv. Le ragazze di Tunisi è un romanzo coloratissimo che emoziona e sorprende. Luca Bianchini mescola ricordi familiari ad aneddoti esilaranti in una storia comune a molti italiani. Sarebbe stato un peccato non raccontarla.

Figlia dell'ultimo re

Figlia dell'ultimo re

La notte del 6 marzo 1266 infuria la tempesta. Beatrice, figlia di Manfredi di Svevia, re di Sicilia, ha solo sei anni ed è eccitata all'idea di partire per l'Epiro insieme ai fratelli più piccoli. Il viso pallido di sua madre e gli occhi segnati non sembrano però quelli di chi è in procinto di prendere il mare per un viaggio di piacere. E, infatti, la nave che è bloccata nel porto di Trani dovrebbe portarli in salvo, prima che gli emissari di Carlo d'Angiò li raggiungano. Dopo aver sconfitto e ucciso Manfredi, il fratello del re di Francia ha bisogno di eliminare anche i suoi eredi, per impadronirsi del regno di Sicilia, con il favore del papa. Fatta prigioniera e separata dal resto della famiglia, di cui a lungo ignorerà le sorti senza darsene pace, per diciotto anni Beatrice vede solo le pareti di una cella, ed è in un feroce desiderio di vendetta che trova la sua unica ragione di vita. A darle un po' di conforto, Calisto, il giullare che con le sue storie ne allietava i giorni di bambina e ora continua a vegliare su di lei. Dal suo confino, Beatrice, ormai donna, sa di essere una pedina in un gioco molto più grande, e che per la figlia di un re sconfitto la libertà è un traguardo quasi impossibile da conquistare. Ma nelle sue vene scorre il sangue indomito degli Svevi e, quando gli eventi creeranno le condizioni per la sua scarcerazione, si troverà di fronte a un dilemma: rimanere schiava dell'odio che la consuma o scegliere l'amore e la felicità che il destino sembrerebbe offrirle? In un sapiente gioco narrativo in cui la vicenda di Beatrice di Svevia interseca quelle di figure storiche come il conte Ugolino, Giotto e Dante, Ornella Albanese ci restituisce il ritratto di un personaggio femminile seducente e ricco di complessità. Una giovane donna segnata da esperienze crudeli, ma fiera nel perseguire il proprio riscatto, che diventa emblema di forza e determinazione nel rivendicare il proprio ruolo nel mondo.

Aprile è una strana stagione

Aprile è una strana stagione

La complessità dell’amore e della sessualità umani ha dato spesso vita, in alcuni magistrali romanzi, a personaggi indimenticabili, capaci di dar voce ai propri desideri e ai propri sentimenti al di là delle convenzioni e dei pregiudizi sociali. Si pensi, ad esempio, a libri come Orlando di Virginia Woolf o a Middlesex di Jeffrey Eugenides. È la magia della letteratura, capace di addentrarsi là dove nessuna indagine psicologica o medica può: nell’impenetrabile problematicità della natura umana e del suo desiderio. In Aprile è una strana stagione è all’opera una simile magia. Gabriella Ambrosio ritrae vita e avventura di un protagonista unico, che fa della duplicità della propria sessualità, dell’attrazione e della fascinazione per i due sessi, la ragione fondamentale del suo essere, la possibilità reale di divenire artefice della sua condotta e di sé stesso. È la storia romanzata di un cineasta italiano realmente vissuto che, nato negli anni trenta, attraversa il Novecento, passando per tre continenti e soprattutto due sessi: dall’infanzia napoletana degli anni del dopoguerra – dove la lingua di Gabriella Ambrosio, napoletana di nascita, si addolcisce in modo struggente –all’adolescenza in un collegio, fino all’età adulta con la paternità e insieme le più violente oscillazioni del pendolo della sua esistenza, amando uomini e donne ed essendo amato da entrambi, vivendo mille vite dentro una sola. «Questo libro è dedicato a Nina, una delle anime più belle che abbia mai avuto la fortuna di incontrare. Nina ha attraversato il Novecento con grazia e leggerezza, vivendo in tre continenti e due diverse identità sessuali. Con un’intelligenza e una sensibilità fuori dal comune, ha amato uomini e donne, e attraverso di loro ha continuato ad amare sé stesso/a, senza mai soccombere ai colpi della vita. Più in generale, questo libro è dedicato a chiunque sia capace di accettare integra la propria e altrui umanità, per quanto il più delle volte essa rimanga impenetrabile.» - Gabriella Ambrosio

Cade la notte

Cade la notte

All’inizio c’è una fermata dell’autobus. Un ragazzo e una ragazza scambiano qualche parola, sanno di pioggia e di desideri immaturi. Si rivedono, si innamorano. A entrambi piace ridere di cose stupide, guardare film sul computer, fare sesso. Roberta cova sogni letterari, Michele si vede in un futuro da biologo: sono l’unione di due fragilità che si puntellano l’un l’altra e che faticano a trovare il proprio posto nel mondo. Quando vanno all’estero, nella Francia rurale dove lui ha vinto una borsa di studio, stare insieme è semplice, ma poi sono costretti a rientrare in Italia, in una Catania che di tipicamente siciliano ha solo la mancanza di offerte. Michele convince Roberta a trasferirsi lontano dalla città, in una vecchia casa. Sembra il luogo in cui prendersi cura di tutto, volersi bene, ma la casa odora di cantina, gli infissi sono gonfi di umidità, crepe, tarli, e se Michele vede già le pareti tinteggiate e una vita nuova, Roberta sente invece la presenza dei corpi che ci sono passati, la materia che trattiene e non lascia andare. La notte scende sulle promesse e ne cambia la forma. Per non farsi inghiottire dal buio, Roberta è costretta ad accendere un faro su ciò che vuole per sé e, finalmente, seguirlo. Un amore giovane alla prova del tempo, che logora, strappa e ricuce, sino al punto in cui si toccano i propri confini: affinando la sua scrittura densa e immaginifica e la capacità di entrare senza sconti nell’animo dei personaggi, Lorena Spampinato esplora la fragilità dell’amore e la difficoltà dello stare in coppia delle nuove generazioni, scrivendo così il suo romanzo più maturo.

La malinconia delle storie sospese

La malinconia delle storie sospese

Nella cella in cui è rinchiuso, il cantastorie sa che il suo destino è segnato. Dai confini del regno, la sua fama di tessitore di trame è giunta all'orecchio dell'imperatore, che lo ha convocato a corte e per tre anni ha fatto mettere nero su bianco dagli scrivani i suoi racconti favolosi di mostri e magie, fantasmi e divinità bizzose. Ora che la missione è compiuta, l'imperatore è pronto a sbarazzarsi di lui, ma prima gli chiede un'ultima storia. Quella con cui il narratore, forse, potrà salvarsi la vita. O almeno entrare nella leggenda. A duemila anni di distanza, dalla finestra del suo studio uno storico osserva in lontananza le montagne da cui le divinità avrebbero dato vita alla nazione. È proprio smascherando i falsi miti nascosti nella Storia del suo popolo che il professore ha raggiunto fama e riconoscimenti. Eppure, è consapevole dei limiti di quel metodo rigoroso, perché laddove mancano le fonti, solo l'immaginazione può colmare le lacune del passato o dare voce a chi è stato dimenticato. E ora che è prostrato dalla perdita della moglie amatissima, per colmare quel vuoto lui stesso avrebbe bisogno di immaginare un finale diverso per la propria storia. O magari un nuovo inizio. Mito, Storia e vita si fondono in questa saga che sfida le definizioni di genere. Un romanzo a incastro sapientemente costruito in cui a intrecciarsi non sono solo le linee temporali ma anche trame universali di amore, memoria, sopravvivenza, che ci parlano del bisogno assolutamente umano e irrinunciabile di raccontare storie: le sole capaci di salvarci la vita o darci un'illusione di eternità.

...che Dio perdona a tutti

...che Dio perdona a tutti

Arturo è un trentacinquenne, non ha ancora una fidanzata e fa l'agente immobiliare. Il suo principale obiettivo nella vita è mantenere immutato lo stato delle cose. Ha poche passioni che, con scarso successo, cerca di condividere con gli amici di calcetto. La più importante e irrinunciabile sono i dolci, in particolare quelli con la ricotta. Almeno fino a quando entra in scena lei, Flora: la figlia del proprietario della pasticceria che fa gli sciù più buoni di Palermo, il dolce preferito di Arturo. E in un istante diventa la donna dei suoi sogni. Sveglia, intraprendente, ma anche molto cattolica, Flora sulla religione ha la stessa pignoleria di Arturo sui dolci, ed è proprio così che lui la conquista, interpretando Gesù durante una Via Crucis. Quel giorno è per Arturo un vero calvario, perché durante il tragitto si accorge di aver dimenticato i più semplici insegnamenti cattolici e sbaglia tutto, dando vita a una rappresentazione ai limiti del blasfemo. Ciò nonostante, Flora s'innamora e per un periodo felice i due stanno insieme, senza che lei si accorga della sua indifferenza religiosa e, naturalmente, senza che Arturo la confessi. Un precario equilibrio, fatto di sotterfugi e risposte liturgiche bofonchiate a mezza voce, che non può durare. Quando lei se ne accorge, Arturo, un po' per sfinimento e un po' per provocazione, reagisce con insolita fermezza: seguirà alla lettera la parola di Dio. Per tre settimane. Una rivoluzione che cambierà la sua vita, rivelando a lui, ma anche a Flora e a tutti coloro che li conoscono, amici e colleghi compresi, una verità molto scomoda. Pif esordisce nel romanzo con un'opera che ci costringe a riconsiderare i rapporti che ci legano gli uni agli altri e il senso profondo delle parole solidarietà, uguaglianza, verità.

La gioia è un duro lavoro

La gioia è un duro lavoro

“La mancanza non toglie, è presenza. Lì dove tu non ci sei più, io continuo a sentirti.” Dalle tradizioni sciamaniche impariamo che un’anima può prendere in prestito qualsiasi forma della natura – un merlo, una pianta, il vento – anche solo per un istante, giusto il tempo di un saluto di passaggio. Nel mezzo di una passeggiata nel giardino di casa, all’alba dei suoi trent’anni, un ragazzo percepisce la presenza della madre. È l’occasione per sentirsi, ancora una volta, figlio. Nasce così un dialogo mai esistito prima, un’intimità rimandata dalla vita e interrotta dalla morte. Parole mai dette, domande rimaste sospese, affetti sfiorati e non vissuti, insegnamenti ancestrali e viaggi che li avevano separati. Ora tutto torna alla luce, con lentezza e verità. Il monologo interiore del ragazzo si trasforma, pagina dopo pagina, in un dialogo silenzioso ma colmo di senso. Lui parla, lei risponde nel modo in cui solo un’anima può farlo: attraverso il paesaggio. Lo spirito della madre lo guida in un’indagine di ricapitolazione sull’infanzia, sull’amore, sulla perdita, sulle ambizioni e sulla possibilità di guarire il passato. Sempre scortato dalla sua prosa poetica, in questo libro Gio Evan si confronta con la scomparsa della madre, cercando un senso alla sua assenza e intrecciando il dolore all’educazione spirituale ricevuta dal suo maestro. Una storia intima, sospesa tra realtà e sogno, che racconta come anche una sola mattina possa bastare per riprendersi tutto l’amore mancato. Una mattina in cui, come un’assenza vivissima, la propria madre aiuta a ricordare se stessi.

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