Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Ed è un poco la notte e un poco l'alba

Ed è un poco la notte e un poco l'alba

«Scappa, Serafina.» È con queste parole che l'anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti. E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un'invasione ma un insediamento. Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone. Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l'alba. Con Ed è un poco la notte e un poco l'alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l'incontro nello scontro, l'esodo nell'invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l'incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell'altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.

Il sole nelle pozzanghere

Il sole nelle pozzanghere

Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangere, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c'è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo. Il signor Pi apre sempre alle otto e dieci del mattino, mai alle otto in punto, perché dice che le cose importanti hanno bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. Il suo negozio sta in una via piccola, laterale, e sull’insegna c’è scritto solo «Rigattiere». Il mestiere del signor Pi è recuperare oggetti usati, rotti o difettosi, per rimetterli in circolo: e sí, per lui è una cosa importante. Perché sa che ciascuno di questi oggetti porta con sé un carico affettivo, la traccia delle famiglie, delle stanze in cui ha vissuto, delle relazioni cui ha partecipato, come dono, scenario, o come semplice testimone: cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini… Sa che questi oggetti contengono sogni, desideri realizzati oppure no, amori finiti, parenti perduti, una memoria che non si può cancellare. Sa che, in fondo, tutti siamo «la storia abbandonata di qualcun altro». Quando tocca quelle cose, al signor Pi sembra di sentire la storia che racchiudono. Ed ecco che in questo romanzo fiabesco eppure pieno di vita vera – pieno di tutte le nostre vite, che leggendo riconosciamo – si dipana un universo variegato di voci e personaggi, che davanti al suo bancone si incrociano, intrecciandosi. Il negozio diventa cosí un luogo per le seconde occasioni. Non soltanto per gli oggetti, ma anche per coloro che, con i propri rimpianti e ferite, lo frequentano. Compreso il signor Pi.

Gli anni in bianco e nero

Gli anni in bianco e nero

Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell'ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni '60, come nel resto d'Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. Così, mentre tutt'intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un'impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.

Il tempo dell'orologiaio

Il tempo dell'orologiaio

Carlo Malavasi, nome di battaglia “Sergio”, è stato per oltre quarant'anni una primula rossa della lotta armata: latitante imprendibile, custode di segreti che nessuno dovrebbe conoscere. Mago degli esplosivi, signore dei congegni, ha costruito meccanismi perfetti, capaci di fermare il tempo nel punto esatto in cui la vita si spezza. A strapparlo alla copertura anonima dietro cui si è nascosto a Brest, in Francia, sono Andrea Malchiodi e Vera Coen. Andrea è un professore universitario, ordinario, metodico, cresciuto con una madre che gli ha raccontato per tutta la vita di un padre lontano, morto in mare. Fino al giorno in cui Andrea scopre che quel padre non solo è vivo, ma è un assassino. Vera, invece, è una giornalista ossessionata dalla morte del padre che non ha mai conosciuto, ucciso nel 1984 in un attentato. Vuole la verità, Vera. La vuole da sempre. Ma proprio quando sembra sul punto di afferrarla, la donna scompare nel nulla. E allora il tempo accelera. E deraglia. Carlo e Andrea iniziano la caccia. Con loro c'è Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo: carattere ruvido, troppo simile a quello del nonno. Un trio improbabile, costretto a muoversi in un'indagine senza tracce, e con poche certezze. L'unico appiglio è una pista polverosa che affonda nel passato. Per trovare Vera, Carlo dovrà cercare i compagni di un tempo, e scovare chi lo ha venduto – quarant'anni prima – a un oscuro centro di potere che proietta la sua ombra ovunque. Dovrà scivolare nelle pieghe di quel decennio che non passa, misurando quanto possano essere profonde le disillusioni, ostinata la fedeltà a un'idea ormai sconfitta, irrimediabile il tradimento e indelebile il dolore. Perché non si esce vivi dagli anni ottanta. Il tempo dell'orologiaio è il C'eravamo tanto amati dell'ultimo assalto al cielo, ed è Il grande freddo della lotta armata, popolato da fantasmi che nessuna riconciliazione può esorcizzare. Maurizio de Giovanni dà compimento all'universo narrativo nato con "L'orologiaio di Brest", portando alla luce verità indicibili e segreti inconfessabili, in una lotta travolgente con un tempo che non assolve e che presto o tardi presenta il conto.

L'isola del passato

L'isola del passato

Da lontano Liten, a Natale, sembra un diorama felice e sospeso. C'è un gran silenzio e la neve copre ogni cosa, ma la realtà è desolante: dopo le inquietanti vicende che hanno funestato l'ultima estate, i turisti non arrivano più e i pochi isolani rimasti sono alle prese con una viabilità quasi del tutto bloccata. L'inverno è inclemente e gli unici che possiedono i mezzi e la forza per spalare le strade sono gli Andersson, vera e propria famiglia/clan che detta legge. Annelie Lindahl, agente nata sulla terraferma e ormai residente sull'isola, sfrutta le festività e una fortunata coincidenza per tornare a un enigma che l'accompagna da anni. Un caso irrisolto che ha cambiato per sempre il suo destino: l'omicidio di Hedda Sahlin, isolana trovata morta sulle fredde strade di Malmö. È stata la prima indagine di Annelie: ancora oggi la chiusura del caso, frettolosa e maldestra, grida vendetta. Hedda lavorava all'hotel Tidvatten, oggi di proprietà degli Andersson. Annelie e Owe, il capo della polizia, iniziano a rovistare tra gli archivi dell'albergo, scoprendo nuovi indizi su una presunta doppia vita di Hedda. A Liten, come accade sempre, la pace è un'illusione, e dietro la figura sbiadita di una madre modello si profila un'esistenza nascosta, che porta guai... Con "L'isola del passato" Arwin J. Seaman aggiunge un nuovo tassello al suo grande progetto romanzesco, raccontando un fascinoso e inquietante cold case. Torna la misteriosa isola di Liten, con le sue atmosfere sospese e claustrofobiche, da vero romanzo giallo nordico.

Il giardino delle ombre

Il giardino delle ombre

Nel ventre del museo del Prado a Madrid, Tessa Vanetti, una giovane restauratrice specializzata nel Cinquecento olandese, sta ripulendo un'opera unica al mondo, il misterioso Trittico delle Delizie del pittore fiammingo Hieronymus Bosch. I suoi pannelli lignei rappresentano un'umanità vinta dal peccato, ibrida e deforme. Il lavoro procede spedito quando d'un tratto qualcosa la blocca: in corrispondenza di una delle figure più enigmatiche dell'opera - una lama tra due orecchie circondate da anime dannate - Tessa nota un'imperfezione. Un attimo dopo la pittura cede e sotto l'immagine dipinta da Bosch emerge un elemento inquietante. A Roma, nel parco della Caffarella, l'ispettrice capo Miriam Tiberi si trova di fronte a uno scenario grottesco: il corpo di un uomo con una bizzarra maschera animalesca viene rinvenuto nella vasca di una piccola fattoria. Quando la foto della vittima compare sulla stampa, nella squadra d'indagine entra Nemo Sperati, docente delle Belle Arti e consulente della polizia per casi "speciali". L'unico in grado di sintonizzarsi con la scena del crimine e svelare simboli celati nell'opera dell'assassino. Sulle tracce di un mistero antico cinque secoli, Miriam, Nemo e Tessa dovranno fare i conti con un killer che sta usando Roma come sfondo per le sue installazioni mortali. Per ritrovarsi di fronte alla più assurda delle domande: Hieronymus Bosch ha nascosto un oscuro messaggio tra le ombre del Giardino delle Delizie? Torna Nemo Sperati, l'esperto d'arte capace di leggere la scena del crimine come un quadro d'autore.

La sorella prediletta

La sorella prediletta

Parigi, anni Venti. Estelle e Olympia sono sorelle, ma non potrebbero essere più diverse: dolce e sempre aperta agli altri la prima, ribelle e controcorrente la seconda. Eppure è stata proprio Olympia a crescere Estelle da quando, ancora bambine, hanno perso la madre. Un giorno, Estelle si innamora del giovane aspirante scrittore Paul. Olympia è felice per lei, ma sente crescere il peso di un segreto che non è mai riuscita a confessare. Poi il destino le separa, e quel senso di colpa diventa incolmabile. A Olympia non resta che il primo romanzo inedito scritto da Paul. Così decide di fare tutto il possibile per pubblicarlo. Lo deve a lui. E lo deve a Estelle. Solo allora capisce che la vita le mette di fronte una nuova sfida. Parte per la Spagna sconvolta dalla guerra civile e, in quello scenario tragico, cerca di dimenticare. Decenni dopo, a Roma, Caterina è una giovane giornalista insoddisfatta del proprio lavoro. Quando scopre per caso la storia di un romanzo misterioso, ne rimane affascinata. Potrebbe trattarsi di un plagio: il libro è stato pubblicato da due autori diversi, a Parigi e a New York, in epoche lontane tra loro. Ma le sue ricerche rivelano ben altro. Dietro quel romanzo si nasconde una grande storia d'amore. E si cela l'ultimo gesto di devozione di una donna per la sorella amata. Caterina comprende che non si può proteggere qualcuno per sempre, ma lo si può amare senza tempo. Perché, in un modo o nell'altro, il destino finisce sempre per chiudere il cerchio. E forse è arrivato anche per lei il momento di scrivere il proprio. Dopo "La primogenita", nato dal passaparola dei lettori, Sonia Milan torna con un romanzo in cui le straordinarie vicende di due sorelle si intrecciano a personaggi realmente esistiti e ai grandi avvenimenti della storia internazionale. Un romanzo di grandi amori e rinascite improvvise, di legami più forti di tutto e di scelte che sembrano impossibili.

La scelta

La scelta

Per gran parte della sua esistenza, l’unica preoccupazione di Alberto è stata quella di essere bravo. Prima un bravo bambino, poi un bravo adolescente, quindi un bravo seminarista, e infine un bravo prete. E se l’esigenza di risultare così impeccabile avesse finito per schiacciarlo? Dalle primissime ferite dell’infanzia alle estati trascorse nella casa contadina dei nonni, Alberto cresce imparando prestissimo a adattarsi. A intuire l’umore degli altri e comportarsi di conseguenza, mettendo al secondo posto le emozioni. E quando entra in seminario, la buona condotta si fa corazza: preghiere interminabili all’alba, totale aderenza alle regole, quaderni pieni di appunti alla ricerca di una perfezione ascetica. Finché nella corteccia cominciano ad aprirsi le crepe. Ci sono le serate in cui un prete altrettanto giovane gli chiede a bruciapelo se è felice. C’è un’amica dai capelli ramati e un bacio dato d’istinto. Ci sono le porte della Chiesa che a volte si aprono e a volte si chiudono in faccia. Ci sono gli incontri con le persone, tante e diverse: dai detenuti del carcere ai ragazzi dell’oratorio, passando per i pazienti dell’ospedale e un fratello – il suo – che trova la fede, la perde e la rincorre ancora, mostrando ad Alberto che la via per il sacro raramente procede in linea retta. Mentre tutto scorre, Alberto sperimenta modi nuovi per parlare di Dio e soprattutto inizia a farsi delle domande: sul suo ruolo, sulla libertà, su tanto altro. Anche se queste domande rischiano di mettere in discussione ogni cosa e porgli il dilemma più grande della sua vita. In quest’appassionante autobiografia che si legge con il ritmo di un romanzo di formazione e la profondità di un diario spirituale, don Alberto Ravagnani affronta temi e solleva quesiti universali, capaci di toccare ognuno di noi. Come si riconosce un desiderio rimasto troppo a lungo nascosto? E che succede se scopri che Dio non ti vuole perfetto ma intero, comprese le debolezze e contraddizioni? È da queste fenditure, molto più che dalle regole, che prende forma La scelta.

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