Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Come un cavallo appeso al soffitto

Come un cavallo appeso al soffitto

Che cos'è l'arte se non il tentativo folle e bellissimo di catturare l'eterno attraverso l'effimero? Eppure se l'arte classica o rinascimentale nel farlo ci appaiono comprensibili e appaganti, quella contemporanea, invece, ci sembra fredda, cerebrale, provocatoria come un adolescente anche se ha già quasi un secolo, superficiale, ma anche complicatissima. E se invece fosse solo lenta? Gli artisti e loro opere ci impongono di fermarci, di osservare, di giocare e di farci venire dei dubbi sul mondo e sull'esistenza. Forse reagiamo con diffidenza e ostilità solo perché non siamo più abituati a questa incertezza e vogliamo anche dall'arte risposte veloci e senza equivoci. In "Come un cavallo appeso al soffitto" Nicolas Ballario, divulgatore e curatore d'arte, attraverso lo sguardo ironico e ingenuo del giovane giornalista protagonista di questo romanzo, ci trasporta in un'appassionante scorreria, raccontandoci, in bilico tra narrativa e saggistica, una sorprendente storia dell'arte contemporanea e le opere, le filosofie, i talenti delle grandi personalità che l'hanno popolata. Da Cattelan a Rothko, da Hirst a Bourgeois, da Mapplethorpe a Basquiat, da Sherman a Höller, e poi Yoko Ono, Christo, Parr, Gilbert & George, Kapoor, Beuys, Buren, Warhol fino a Miuccia Prada e David Byrne. Una storia inventata, ma verosimile, che mischia la realtà al possibile, la vivacità del romanzo all'accuratezza del saggio, e in cui epoche, correnti artistiche, morti e vivi si incontrano in un presente sospeso a Venezia. Del resto l'arte contemporanea è di per sé un crocevia: è politica quando serve farsi sentire, design quando occorre costruire un oggetto possibile, storia quando bisogna ricordare, musica quando i concetti non bastano. Urti, esperimenti anche sbagliati, alla costante ricerca di quella possibilità, rarissima, remota, di tenere insieme emozioni, idee, oggetti, esseri viventi che normalmente non dovrebbero convivere, in un istante meraviglioso di equilibrio perfetto.

I biglietti della fortuna di nonna Geumnam

I biglietti della fortuna di nonna Geumnam

Ogni giorno, prima dell'alba, quando il cielo di Seul è ancora viola e l'aria sa di asfalto bagnato, le mani svelte e precise della proprietaria della tavola calda Matna Dosirak cominciano a comporre gustosi pranzetti da asporto. Geumnam, settant'anni portati con grazia e tenacia, non solo cucina porzioni abbondanti per i suoi clienti, ma nasconde all'interno di ogni portapranzo anche un messaggio scritto a mano su un foglio avvolto nella carta stagnola. Sono frasi di incoraggiamento che si concludono sempre con un saluto in inglese: See you again. Poi, un mattino come tanti, la routine si spezza: una neonata avvolta in una copertina bianca viene lasciata sotto al bancone, con accanto un biglietto della madre che si chiude con le stesse parole di Geumnam: «Un giorno tornerò, di sicuro…See you again». Chiunque sia, quella donna è già stata al Matna Dosirak e ha mangiato il suo cibo. Geumnam decide allora di non chiamare la polizia e di prendersi cura della bambina, certa che la madre tornerà. E infatti, una sera, tra i clienti in fila davanti alla vetrina, compare una giovane, con una camicia logora e gli occhi gonfi di pianto. Geumnam la prenderà per mano e non la lascerà più. Ma lei non sarà l'unica a trovare riparo tra le pareti del Matna Dosirak. C'è anche Eunseok, un ex cantante lirico che ha dovuto rinunciare al suo sogno e ora gira per i vicoli del quartiere, con un camioncino blu, vendendo uova e fischiettando arie d'opera. C'è Heungmin, un adolescente timido che porta il nome di un grande calciatore ma si sente invisibile. C'è Haeyeong, un'infermiera gentile che sorride a tutti, mentre dentro porta il peso silenzioso di anni di speranze deluse. Ognuno arriva nella tavola calda in cerca di un semplice pasto, scoprendo un luogo di ascolto e di conforto, in cui le loro solitudini, insieme, possono diventare comunità. Con un ritmo intimo e accogliente, e una luce tutta coreana, "I biglietti della fortuna di nonna Geumnam" è un romanzo che lenisce e riconcilia, celebrando il valore delle relazioni umane e ricordando come i piccoli gesti di cura reciproca siano in grado di riparare l'anima e restituire la speranza.

Le voci degli altri

Le voci degli altri

Questo libro è un incontro con chi sente di essere trasparente e dimenticato e non capisce come sia possibile. C'è stato un momento in cui abbiamo smesso di vedere le persone intorno a noi, in cui abbiamo smesso di ascoltarle e ci siamo chiusi nella nostra bolla, convinti che questo ci garantisse una vita più tranquilla e sicura. I segni di questo cambiamento, la fine dell'empatia e la costruzione di muri non solo fisici ma anche emotivi, si leggono nella politica, nell'informazione e nei comportamenti collettivi in ogni angolo del mondo. Non è successo all'improvviso, ma in un percorso in cui la diffidenza è diventata un ingrediente fondamentale delle nostre vite. Ci è stato raccontato che non era necessario fare la fatica di mettersi nei panni degli altri, anzi, che fosse pericoloso e da evitare. Intorno a noi, però, hanno cominciato a crescere solitudine e indifferenza, e il paesaggio si è riempito di macerie. Questo libro è un incontro con chi sente di essere trasparente e dimenticato e non capisce come sia possibile. Una nonna rimasta l'unica italiana nel suo palazzo popolare, spaventata da un mondo che non comprende, e una bibliotecaria che si confronta con una bambina che non trova nessun libro in cui sentirsi rappresentata. Una donna che si occupa di dare un'identità ai morti che non hanno un nome e, senza saperlo, regala una risposta a due sorelle sospese in un dolore lungo vent'anni. Un uomo che passa la vita cercando di scoprire chi abbia ucciso suo padre e, dopo anni di indifferenza, riceve un regalo anonimo che gli dona serenità. Un ragazzo che trova speranza nel rinunciare all'odio che gli spetterebbe, e riconquista così la libertà. E, infine, un uomo che ha speso gran parte della sua vita dentro le mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che ha visto il tempo della speranza e quello della disperazione, e che in una terra sfigurata dall'odio continua a cercare spiragli di luce e umanità. Mario Calabresi va alla ricerca di quelli che si mettono in gioco, che costruiscono ponti e scommettono senza avere bisogno della certezza di vincere. Un racconto che ci porta nel mondo, anche dove la speranza sembra assente, ma esiste uno sguardo che cerca tenacemente di vedere gli altri.

La giornalista ribelle

La giornalista ribelle

Padova, 1868. Nei salotti eleganti di una città ancora attraversata dai fermenti post-unitari, Eva Faré, giovane donna dell'alta borghesia, si muove con grazia impeccabile, ma dentro di sé avverte il peso di una gabbia invisibile. A soffocarla non è soltanto il duro corsetto dell'etichetta ma l'ombra del padre Dagoberto, rigido custode dei valori del passato, che ha già deciso il suo futuro: un matrimonio d'interesse con il nobile Nicola Carraresi. Mentre la società pretende da lei obbedienza e silenzio, Eva, grande lettrice, coltiva in segreto la passione per la scrittura. Sarà l'incontro con Gualberta Alaide Beccari, fondatrice del periodico «La Donna», a cambiare per sempre la sua esistenza. Quando il padre le proibisce di frequentarla e di scrivere, infatti, Eva lascia la casa paterna abbandonando ogni agio e cerca rifugio nella redazione del giornale. Ma diventare giornalista significa riuscire a guardare dove gli altri distolgono lo sguardo, dare voce alle donne che nessuno ascolta e raccontare una realtà più dura, ma anche più autentica. Significa anche, per una donna, affrontare i pregiudizi dei colleghi uomini, che non le risparmiano diffidenza, ostilità e critiche. Così, nel ruolo d'inviata, tra strade affollate, appostamenti e rivolte popolari, Eva imparerà quanto sia pericoloso raccontare la verità, nel tentativo di dimostrare che l'indipendenza femminile non è un sogno irraggiungibile, ma una conquista fatta di istruzione, coraggio e impegno. Perché la libertà non è un dono: è una scelta da difendere, anche quando il prezzo è altissimo.

La piccola cameriera

La piccola cameriera

Prima dell'alba, quando Parigi è ancora immersa nel sonno, una giovane domestica attraversa il freddo con la disciplina silenziosa che scandisce le sue giornate. Entra nelle case degli altri come un'ombra necessaria e invisibile, destinata a servire senza lasciare traccia. Eppure, sotto l'obbedienza dei gesti e il peso delle gerarchie sociali, custodisce un tumulto segreto: una memoria ferita, un dolore senza voce, un ostinato desiderio di dignità. Nella casa dei Daniel, dove il tempo sembra essersi cristallizzato attorno a un reduce mutilato dalla Grande Guerra e a sua moglie, prigioniera di una fedeltà che ha il volto della rinuncia, la presenza discreta della ragazza finisce per incrinare l'ordine immobile dell'abitudine. Tra loro si crea un legame oscuro, tessuto di paura, compassione, vergogna e reciproco riconoscimento. È nello spazio fragile e quasi impercettibile di questo incontro che il romanzo dispiega la sua forza: non nel clamore degli eventi, ma nella lenta rivelazione di ciò che la sofferenza infligge agli esseri umani e della bellezza che, malgrado tutto, continua a resistere. C'è una rara alchimia in questo romanzo di Bérénice Pichat: una trama costruita con grande maestria, in cui la tensione è palpabile a ogni pagina; una scrittura originale, capace di dare forma alla concretezza del quotidiano quanto al tremore dell'indicibile; scene di grande intensità che dischiudono la possibilità fragile, inattesa e quasi scandalosa di una vicinanza tra vite che il mondo vorrebbe irrimediabilmente separate.

Felice

Felice

Felice: quando ti battezzano con un nome come questo, il destino è fin da subito una sfida. Ma Felice e i suoi fratelli, Mauro e Richeto, sono troppo piccoli per saperlo. Sanno soltanto che la mamma all'improvviso se n'è andata, lasciandoli alla mercé di un padre incattivito dall'alcol e, a vegliare su di loro, soltanto le cime aguzze delle Dolomiti e una piccola biblioteca di libri che sarà la salvezza di Mauro. L'infanzia trascorre così, in mezzo a una natura che chiede di crescere in fretta, per misurarsi con la roccia e con il vento. Felice si fa grande in un lampo, non ha ancora diciott'anni ed è già alto quasi due metri. Armato soltanto della sua giovinezza, parte per la Germania in cerca di fortuna. Promette ai fratelli che guadagnerà i soldi per comprarsi un bel vestito, che a Mauro porterà un orologio... È il 1968, i giovani si preparano a cambiare il mondo. L'avventura di Felice Corona, invece, finisce sul bordo di una piscina, dove viene trovato morto pochi mesi dopo la sua partenza. A quasi sessant'anni da quel giorno, mentre la notte avvolge la valle del Vajont, Mauro Corona trova il coraggio di misurarsi con questa assenza. Lo fa con la forza della sua scrittura: come i poeti antichi, osa varcare la soglia del regno dei morti per incontrare Felice e affida a lui il compito di raccontare la propria storia. Da un aldilà immaginato come un'immensa solitudine, in cui le anime vagano nel vento, Felice non fa sconti. Costretto, come lo sono i morti, a dire la verità, non risparmia al fratello le parole più dure e sincere, facendogli da specchio in un confronto crudele. Ma al tempo stesso rievoca gesti e memorie nei quali chiunque porti nel cuore la nostalgia per un destino spezzato potrà trovare qualcosa di sé. Ne nasce un libro potente e spietato, ma anche intriso di una dolcezza segreta e di un'addolorata umanità.

Il gatto del giardiniere

Il gatto del giardiniere

In una tranquilla cittadina della Provenza lavora Louis, un giardiniere molto taciturno che vive con il suo gatto. Tutti lo conoscono non solo per quel suo atteggiamento tanto schivo e sfuggente che non passa certo inosservato, ma anche perché è un abile lavoratore che sembra sempre conoscere il modo migliore per potare una rosa, abbassare una siepe, o mettere a dimora un giovane albero. Quando Thalie, insegnante di Lettere in pensione, arriva in città con il compagno, si trasferisce in una casa deliziosa in tutto, a eccezione del terreno circostante, distrutto da un recente e violento temporale. Per porvi rimedio, la donna contatta il giardiniere. Sin dal primo incontro, c'è qualcosa nel silenzio di Louis che colpisce Thalie al cuore… l'eco di un dolore che risuona anche nella sua anima. Osservandolo, intuisce la solitudine dell'uomo e il peso della sua sofferenza e decide di provare ad aiutarlo. Spinta da compassione genuina e salda fiducia nei propri mezzi, Thalie inizia a recitargli delle poesie, quelle che più ha amato e che più l'hanno aiutata a capire qualcosa di nuovo del mondo che la circonda. Dapprima pochi versi, pronunciati in modo quasi distratto, mentre lui cura il giardino. Ma poi, giorno dopo giorno, intere opere che – ne è convinta – sanno parlare alle orecchie di chi sa ascoltarle. Ha così inizio un viaggio intenso ed emozionante attraverso l'intera storia della poesia, dagli aedi dell'antichità fino ai cantori del Novecento. E quando il dolore tornerà a insinuarsi nella fortezza che l'uomo ha costruito attorno a sé, sarà la poesia a offrire balsamo, consolazione e compagnia. Grazie alle parole dei grandi poeti, il giardiniere (e il lettore con lui) scoprirà la forza delle emozioni e la capacità dei versi, antichi e moderni, di curare ferite e aprire nuovi orizzonti.

Quando Pinocchio non c'era

Quando Pinocchio non c'era

«C’era una volta... “Un re!”, diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo di catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e riscaldare le stanze». È questo, probabilmente, l’incipit più celebre di tutta la nostra letteratura. Ma prima del pezzo di legno, prima di quel C’era una volta, cosa facevano il Gatto e la Volpe? E Mastro Geppetto? Chi era davvero Mangiafoco? E il Grillo Parlante, prima di incontrare Pinocchio, a chi dava i suoi saggi consigli? Questa raccolta di racconti esplora e riscrive le vite di otto personaggi, protagonisti e non, di Le avventure di Pinocchio prima del loro incontro con il burattino. Sono racconti poetici e commoventi, esilaranti e malinconici, che si fermano alla soglia del romanzo collodiano, poco prima dell’ingresso in scena di Pinocchio, e che ci restituiscono la fecondità del testo e la ricchezza dell’esperienza umana. Curata da Antonio Manzini – che firma il racconto sul Gatto e la Volpe –, l’antologia accoglie tra le sue pagine autori e autrici formidabili: Valeria Parrella si interroga sul passato del Grillo Parlante; Fabio Stassi torna a raccontare Mastro Geppetto; Melania Mazzucco è alle prese con la commovente storia della Fatina dai Capelli Turchini; il personaggio di Lucignolo è invece affidato alla penna di Maurizio Maggiani, mentre le vicende di Mangiafoco alla prosa pirotecnica di Remo Rapino; Beatrice Masini si concentra su uno dei personaggi più spaventosi dell’avventura collodiana, il terribile Pescecane; infine Gessica Franco Carlevero si cimenta con le vicende di Mastro Ciliegia, il primo personaggio a notare qualcosa di strano in quel ciocco di legno.

Il trofeo

Il trofeo

Il ricco americano Hunter White vive per la caccia. Da anni torna in Africa per inseguire la sua passione, ma questa spedizione ha un significato diverso: catturerà un rinoceronte nero, ambito trofeo che gli permetterà di completare la sua prestigiosa collezione. Un sogno. Che si trasforma in un incubo quando la battuta prende una piega inaspettata. Chi è davvero il cacciatore, e qual è la vera preda? Leone, elefante, bufalo, leopardo: al ricco uomo d'affari americano Hunter White manca solo l'imprevedibile, temutissimo rinoceronte nero per completare la lista dei big five, i cinque grandi animali africani, orgoglio di ogni abile cacciatore. White merita di conquistare l'ultimo ambito trofeo, lui che proviene da una lunga stirpe di cultori dell'attività venatoria, lui che ama il confronto con la natura selvaggia, quel momento precedente allo sparo che lo fa sentire incredibilmente vivo. In più White sostiene da anni la caccia regolamentata, convinto che sia uno strumento economico legittimo, in grado di contrastare il bracconaggio, oltre che vantaggioso per le comunità locali. Così, armato del fucile lasciatogli in eredità dal caro nonno e quasi investito di una missione umanitaria, White è tornato in Africa, affidandosi ancora una volta all'amico Van Heeren, storico compagno che gli ha procurato la costosissima licenza per il rinoceronte nero e ha organizzato tutto nei minimi dettagli. La battuta ha inizio, ma fin da subito le cose non vanno come previsto, e il sogno di White si trasforma in un incubo. In un gioco crudele, i ruoli di vittima e sfruttatore, cacciatore e preda, si confonderanno fino a invertirsi completamente... "Cuore di tenebra" dei nostri tempi, "Il trofeo" è un thriller letterario ipnotico che rovescia dall'interno la tradizione del romanzo d'avventura. Gaea Schoeters, rivelazione della narrativa fiamminga contemporanea, firma un libro radicale che è una critica sottile e spietata delle dinamiche del potere, dell'eredità del colonialismo, dell'arroganza occidentale. Un libro che ci spinge a misurarci con le nostre ombre insospettabili, e continua a darci la caccia per molto tempo.

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