Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

La nostra giovinezza

La nostra giovinezza

Un romanzo-documento, uno sguardo in prima persona, un linguaggio letterario brutale e impietoso. Il racconto abbacinante del mondo dei giovani neofascisti. In questi anni, un giovane che frequenta le scuole superiori si accosta a una piccola sezione politica. All’esterno nessuna insegna, bisogna piegarsi per superare la saracinesca e poi lasciare i cellulari su uno scaffale. In alto, su una parete, tre foto. A destra, isolato, Léon Degrelle, politico e militare belga, fondatore del movimento rexista, collaborazionista del nazismo, mito della lotta al comunismo. Più al centro Corneliu Zelea Codreanu, politico romeno, santo guerriero, mistico e spirituale, martire del nazionalismo radicale. Accanto c’è Benito Mussolini. Degrelle e Codreanu hanno il nome stampato sotto. Mussolini non ha bisogno di didascalie. La nostra giovinezza racconta in prima persona la passione che muove un ragazzo di un’associazione neofascista. È il romanzo autobiografico di uno scrittore di ventiquattro anni, inaspettato, duro, disturbante, che spinge il lettore dentro una realtà in cui è vietato distrarsi e la vita quotidiana, la famiglia, la scuola, gli amici, restano fuori. «Questa non è la giovanile di un partito, dove contano solo i selfie e i sorrisi ai comizi. Dei sorrisi ce ne freghiamo. Dobbiamo studiare. E combattere». Preparazione continua, discussioni di geopolitica, filosofia, organizzazione di dibattiti, stesura di articoli. Non interessa il gioco democratico, non interessa il compromesso. «Siamo una milizia. E le nostre armi sono lo studio, la formazione, la memoria». La nostra giovinezza mostra il fascino e l’attrazione della politica spogliata di ogni ornamento: il bisogno di appartenenza, il vuoto che chiede di essere riempito, la fame di esserci, di contare qualcosa. Il protagonista non ha nome: aderisce, obbedisce, si trasforma. Grazie a regolamenti, prove fisiche, regole non scritte, rituali, punizioni. In quella fatica, in quel dolore, esplode l’energia di un adolescente pronto ad accettare la sfida: cambiare se stessi, uccidere la noia, abbattere il sistema. Perché le rivoluzioni passano dai ribelli.

Santa Barbara

Santa Barbara

Nel paese di Capurso c'è una Santa che legge il cuore delle donne e sembra disposta a esaudirne i desideri piú efferati: è qui che si intrecciano le vite di due famiglie destinate a diventare una sola, e le storie di una comunità che passa dalla certezza della miseria al miraggio della ricchezza. Dopo il successo di La città dei vivi, Nicola Lagioia torna a raccontare il Sud in cui è nato, usando i codici della saga famigliare per modellare un'opera del tutto personale, profondamente contemporanea. Per ogni sguardo che gettiamo all'indietro, ci dice questo libro, ne troviamo un altro che dal passato ci interroga. E chiede conto della nostra ambizione e delle nostre paure, dei nostri amori e dei nostri tradimenti, dell'illusione di essere destinati a qualcosa di grande, di quanto in là siamo disposti a spingerci per diventare ciò che vogliamo. Ci sono momenti della vita che somigliano già a ricordi, o a presagi: momenti in cui sentiamo scorrere le forze violente e senza nome che definiscono il nostro destino. Nunzia Battista, il suo destino, l'ha visto una sera mentre il sole tramontava sulle gravine - era un'immagine nitida, elettrizzante: un collier di diamanti. Forse una premonizione, forse un desiderio cosí forte da diventare per lei il motore di ogni futura decisione, di ogni pensiero, di ogni silenzio. Santa Barbara è innanzitutto la storia di una donna che vuole piú di quello che la vita sembra offrirle, e delle azioni a cui è disposta per realizzare la sua brama. Ma è anche la storia di Nicola, l'uomo che la sposerà e proverà ad abbandonarla, e del figlio Domenico, che erediterà quella stessa fame e fonderà la sua fortuna sul sapere antico delle ricamatrici della zona. È la storia di altri uomini e altre donne a cui la volontà rapace di Nunzia - o quella della Santa ribelle a cui lei rivolge le sue preghiere dissennate - ha assegnato un ruolo nel compimento del suo destino: chi la amerà, chi la tradirà, chi darà fuoco alla sua rabbia, chi rischierà tutto, chi dovrà morire. Dopo La città dei vivi, Nicola Lagioia torna in Puglia per raccontarci mezzo secolo di passioni e tradimenti, madri e figli, fame, talento e ricchezza, il roteare di una giostra. Lo fa con una scrittura mobile e tesa che attraversa il tempo come un vento: corre, si placa, soffia, s'infiltra nelle case, nelle voci, mescola le piccole miserie e i grandi fatti, passa veloce attraverso gli anni, scompiglia i giorni, solleva il fumo delle braci, lo fa danzare e con quello disegna visioni, fa sventolare i capelli, le gonne e le bandiere, per trasformarsi in un canto di sirena, nella voce della Santa. Quella Santa Barbara che ha nascosto il suo cuore in un angolo del paese, in attesa che un bambino dall'animo puro possa ritrovarlo, toccarlo, farlo parlare. Sarà Domenico questo bambino? Oppure Anna, Stella, Vito, Filippo, Ninuccio? O forse un bambino che ancora non esiste, e che dal futuro osserva, attende di essere messo al mondo per esaudire un desiderio, rompere una maledizione, raccontare una storia.

Il quartetto

Il quartetto

Quando Eng e Chang Bunker arrivano dal Siam nella contea di Wilkes nel 1839, non sono solo una curiosità: diventano un vero e proprio fenomeno. Tutti vogliono sapere se le voci scandalose su di loro siano vere. Nel giro di pochi mesi, i gemelli siamesi aprono un emporio, acquistano terreni e iniziano a costruire una piantagione. Si dice che stiano cercando moglie, e in un luogo che vive di pettegolezzi e tradizioni, le loro ambizioni scuotono l'intera comunità. Sarah e Adelaide Yates, figlie di una famiglia locale un tempo influente ma caduta in disgrazia a causa di uno scandalo, vengono attratte nella loro orbita. Adelaide, audace e bellissima, vede nella fama dei gemelli un'opportunità per riscattare il proprio futuro. Sarah, riservata e riflessiva, è più titubante: sposarli significherebbe accettare un'esistenza a quattro, condivisa fin nell'intimità, sotto lo sguardo indiscreto e spietato di un'intera contea. Quando le loro vite si intrecciano con quelle dei fratelli Bunker, le due sorelle devono fare i conti con lealtà, desideri e unicità in un mondo in cui tutto – dalla provenienza alla classe sociale, fino al genere – è rigidamente definito. Attraversando cinque decenni e ambientato sullo sfondo di una nazione frammentata e in corsa verso la guerra, Il quartetto è al tempo stesso intimo ed epico: una storia di amore e costrizioni, identità e reinvenzione, ispirata alla vicenda reale delle sorelle Yates, lontane cugine dell'autrice, che sposarono i fratelli Bunker, per i quali fu creato il termine “gemelli siamesi”. Dopo il successo di Le esiliate, Baker Kline dà vita a un capitolo dimenticato della storia americana raccontando un matrimonio complesso che sfida ogni confine.

Mani sbagliate

Mani sbagliate

In una Blackpool stancamente turistica, teatro di scorribande criminali e rifugio di senzatetto, i detective Declan Miller e Sara Xiu, costretti a lavorare insieme, imparano a conoscersi mentre si trovano a risolvere un caso bizzarro. Due ladri da strapazzo sono entrati in rotta di collisione con il temibile Wayne Cutler, ritrovandosi in possesso di una valigetta che contiene le mani mozzate di un rivale troppo intraprendente. Cutler ha commissionato l'omicidio a un killer metodico, dai mille nomi e con la passione delle liste, che adesso è sulle tracce di uno dei due ladri, il quale pensa bene di consegnare la valigetta a Miller. Inanellando una serie di mosse pericolose e come al solito poco ortodosse, il detective si mette in cerca della verità, sostenuto dalle conversazioni notturne con il fantasma della moglie Alex, che chiede ancora giustizia. Così le indagini sul proprietario delle mani mozzate lo portano dal mondo dei panini con la salsiccia a quello delle squallide pensioncine sul lungomare, per poi ricondurlo alla sala da ballo gestita dall'ex drag queen Ralph Massey, arcirivale di Cutler, il quale, forse, gli rivelerà cos'è successo la notte in cui Alex è morta. Senza mai perdere il senso dell'ironia surreale che lo contraddistingue e l'amore per... il foxtrot. Mark Billingham, uno dei più rinomati giallisti britannici, colpisce ancora con Mani sbagliate: un meccanismo narrativo perfettamente oliato sorretto da un ritmo forsennato e da una serie di dialoghi esilaranti. Con la consueta vena di sarcasmo, il detective Declan Miller è tornato.

È facile smettere di mangiare carne se sai perché farlo

È facile smettere di mangiare carne se sai perché farlo

Questo libro affronta uno dei temi più divisivi e urgenti del nostro tempo: la necessità politica, etica, sanitaria ed ecologica di smettere di mangiare carne. Per Anna Dalton non è solo una battaglia ideale, ma un percorso personale, nato dall'urgenza di condividere una consapevolezza maturata sulla propria pelle e di metterla al servizio di una verità ancora ampiamente ignorata. Per cominciare, l'autrice scardina l'idea di sacrificio legata a questa scelta: a volte non servono sforzi titanici per salvare il mondo; può essere sufficiente un'omissione consapevole. Vale a dire, smettere di compiere un'azione che consideriamo ovvia, ma che è alla base del collasso ambientale, oltre che di molti problemi di salute umana e legati al trattamento degli altri animali. Nel corso delle pagine, demolisce pezzo dopo pezzo il nostro analfabetismo alimentare, senza fare sconti e andando dritta al punto: è finito il tempo in cui i «veg» dovevano accontentarsi di essere una minoranza osteggiata; oggi, dati alla mano, è evidente che hanno ragione. Con tagliente ironia, Dalton parla direttamente al nostro vissuto, toccando le corde dei pranzi in famiglia, delle ricette della nonna e della tanto decantata tradizione culinaria italiana, mettendone a nudo i paradossi. Il suo non è un manifesto ideologico, ma un libro che si ancora nella realtà dei fatti e ci mostra come il carrello della spesa sia una delle armi politiche più potenti di cui disponiamo. Vegetarianismo e Veganismo. "In questo libro ho deciso di concentrarmi sul primo gradino, l'eliminazione del consumo di carne. Con l'auspicio che sia solo il primo di una lunga scala che ci porti a migliorare tutti come cittadini e come esseri umani."

Oltre il silenzio

Oltre il silenzio

Dominique Maupassent è giovane, bella, ha un cognome ingombrante e un padre potente: troppe cose da farsi perdonare. Capitaine della polizia di Parigi e figlia del ministro dell'Interno, ogni giorno fa i conti con sospetti, allusioni e sguardi pronti a mettere in discussione ogni suo risultato. E poi c'è la sordità: per molti un punto debole, per lei un modo diverso - e spesso più acuto - di interpretare il mondo. Dominique legge i labiali, osserva ogni espressione, coglie sfumature che agli altri sfuggono. Sulla scena del crimine, dove il caos confonde e ogni dettaglio può rivelarsi decisivo, quella capacità diventa la sua risorsa più preziosa. All'alba di una domenica di settembre, il corpo di Jean Dupont, notaio dell'alta società, viene ritrovato su una panchina di place des Vosges. Tre colpi di pistola: un'esecuzione. Sul cadavere è posato un quotidiano di due anni prima. Un messaggio, forse, destinato a chi saprà decifrarlo. Mentre polizia e media premono per una soluzione rapida, Dominique fa quello che la vita le ha insegnato: ascolta ciò che gli altri preferiscono ignorare. In una città che corre senza tregua - dove l'élite degli intoccabili, i pendolari e i casseurs delle periferie si sfiorano senza incontrarsi davvero - dovrà misurarsi non soltanto coi fantasmi delle vittime, ma anche coi propri. Dopo il successo della serie dei Cinque di Monteverde, Morlupi ambienta nella sua seconda patria un noir teso e contemporaneo, dal profondo respiro umano. In una Parigi seducente e crudele, segnata da ambizioni, rapporti di forza e ferite mai del tutto rimarginate, costruisce un'indagine in cui la verità non grida: affiora lentamente, nei dettagli che non tornano, nelle parole trattenute e nelle esitazioni di chi mente.

Canto del cigno

Canto del cigno

«Ogni volta che mi viene chiesto "Com'è stato crescere con Diana?", il mio primo pensiero è sempre: "In realtà, io non so come sarebbe stato non crescere con lei..."». Nel settembre del 1997 Charles Spencer salì sul pulpito dell'abbazia di Westminster per esprimere, davanti al mondo intero, tutto il suo dolore per la perdita dell'amata sorella Diana. Oggi, a quasi trent'anni di distanza, racconta da una prospettiva straordinaria la vita di Diana e la tragica settimana che seguì la sua morte. Durante l'infanzia, Charles e Diana, i più piccoli della famiglia Spencer, erano inseparabili: Carlos e Duch - così si chiamavano in segreto tra loro - erano i più intimi confidenti l'uno dell'altra. Insieme, avevano giocato liberi nella tenuta di famiglia e affrontato le angherie di bambinaie dispotiche, sostenendosi sempre a vicenda anche nei durissimi anni del collegio e durante il lacerante divorzio dei genitori. Tutto cambiò quando Diana sposò il principe del Galles, oggi re Carlo III, e dalla sera alla mattina divenne un'icona globale. Charles vide la sorella maggiore mettersi al servizio degli emarginati del mondo e assaporare le gioie della maternità con i suoi amatissimi figli. Tuttavia, perseguitata da giornalisti senza scrupoli quando il suo matrimonio fallì, Diana venne lasciata tragicamente sola. Charles è sempre stato al suo fianco, fino a quella drammatica notte di agosto del 1997. In Canto del cigno, Charles Spencer ci offre il più intimo, affettuoso e onesto ritratto mai scritto della principessa Diana, sua sorella.

Le voci degli altri

Le voci degli altri

Questo libro è un incontro con chi sente di essere trasparente e dimenticato e non capisce come sia possibile. C'è stato un momento in cui abbiamo smesso di vedere le persone intorno a noi, in cui abbiamo smesso di ascoltarle e ci siamo chiusi nella nostra bolla, convinti che questo ci garantisse una vita più tranquilla e sicura. I segni di questo cambiamento, la fine dell'empatia e la costruzione di muri non solo fisici ma anche emotivi, si leggono nella politica, nell'informazione e nei comportamenti collettivi in ogni angolo del mondo. Non è successo all'improvviso, ma in un percorso in cui la diffidenza è diventata un ingrediente fondamentale delle nostre vite. Ci è stato raccontato che non era necessario fare la fatica di mettersi nei panni degli altri, anzi, che fosse pericoloso e da evitare. Intorno a noi, però, hanno cominciato a crescere solitudine e indifferenza, e il paesaggio si è riempito di macerie. Questo libro è un incontro con chi sente di essere trasparente e dimenticato e non capisce come sia possibile. Una nonna rimasta l'unica italiana nel suo palazzo popolare, spaventata da un mondo che non comprende, e una bibliotecaria che si confronta con una bambina che non trova nessun libro in cui sentirsi rappresentata. Una donna che si occupa di dare un'identità ai morti che non hanno un nome e, senza saperlo, regala una risposta a due sorelle sospese in un dolore lungo vent'anni. Un uomo che passa la vita cercando di scoprire chi abbia ucciso suo padre e, dopo anni di indifferenza, riceve un regalo anonimo che gli dona serenità. Un ragazzo che trova speranza nel rinunciare all'odio che gli spetterebbe, e riconquista così la libertà. E, infine, un uomo che ha speso gran parte della sua vita dentro le mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che ha visto il tempo della speranza e quello della disperazione, e che in una terra sfigurata dall'odio continua a cercare spiragli di luce e umanità. Mario Calabresi va alla ricerca di quelli che si mettono in gioco, che costruiscono ponti e scommettono senza avere bisogno della certezza di vincere. Un racconto che ci porta nel mondo, anche dove la speranza sembra assente, ma esiste uno sguardo che cerca tenacemente di vedere gli altri.

Nella palude del padre

Nella palude del padre

Un giorno Eraldo Affinati riceve da una signora sconosciuta una fotografia che ritrae suo padre bambino, seduto insieme alla sorellina ai piedi di tre donne, fra cui la nonna, Elisa Affinati. Con la camicetta bianca immacolata, i capelli a caschetto, la mano destra poggiata sul polso sinistro, in un gesto di autoprotezione, il padre gli appare isolato dal consorzio familiare, solo al mondo come nessun altro, la boccuccia chiusa, gli occhi tristi, i piedini affondati nell'erba. L'immagine, struggente e inaspettata, è all'origine di questo commovente, magistrale romanzo autobiografico. Nel 1930 Elisa muore di malattia a soli trentasei anni lasciando i due piccoli, entrambi non riconosciuti, privi di sostegno. Il libro racconta le loro vite sullo sfondo dell'Italia del Novecento: dal fascismo alla lotta partigiana, dalle speranze del secondo dopoguerra fino ai conflitti dei nostri giorni. Una vicenda dolorosa di passioni recise, delusioni, amarezze, sogni infranti e avventure segrete, ma anche una storia di possibile riscatto e sorprendente redenzione in terra africana attraverso il ritrovamento dei nomi perduti e di quelle stesse parole che i genitori non erano riusciti a dire a se stessi, prima ancora che ai loro figli. Il dramma dell'identità negata orienta da sempre la passione letteraria e pedagogica dell'autore di Campo del sangue e altre celebrate opere, impegnato a superare la propria inquietudine adolescenziale nell'aiuto ai minorenni non accompagnati provenienti da tutto il mondo. Nel dare conto di questo percorso esistenziale, con lo stile intenso che da sempre lo caratterizza, Eraldo Affinati affronta ora in questo libro i temi di tutta la sua opera: la riflessione sul male umano, cosa significa essere padri e madri, il valore dell'istruzione, quale senso dobbiamo attribuire al nostro stare al mondo, come sia possibile vincere la solitudine e l'indifferenza. “Padre mio, dimmi come mi devo comportare, dammi le indicazioni migliori, spiegami tutto: cosa è sbagliato e cosa è giusto, io, più che ascoltarti, ti guardo e prendo atto, mastico e deglutisco, mangio e sputo, fammi capire chi sei e chi sono, dove stiamo andando e come finirà.”

Felice

Felice

Felice: quando ti battezzano con un nome come questo, il destino è fin da subito una sfida. Ma Felice e i suoi fratelli, Mauro e Richeto, sono troppo piccoli per saperlo. Sanno soltanto che la mamma all'improvviso se n'è andata, lasciandoli alla mercé di un padre incattivito dall'alcol e, a vegliare su di loro, soltanto le cime aguzze delle Dolomiti e una piccola biblioteca di libri che sarà la salvezza di Mauro. L'infanzia trascorre così, in mezzo a una natura che chiede di crescere in fretta, per misurarsi con la roccia e con il vento. Felice si fa grande in un lampo, non ha ancora diciott'anni ed è già alto quasi due metri. Armato soltanto della sua giovinezza, parte per la Germania in cerca di fortuna. Promette ai fratelli che guadagnerà i soldi per comprarsi un bel vestito, che a Mauro porterà un orologio... È il 1968, i giovani si preparano a cambiare il mondo. L'avventura di Felice Corona, invece, finisce sul bordo di una piscina, dove viene trovato morto pochi mesi dopo la sua partenza. A quasi sessant'anni da quel giorno, mentre la notte avvolge la valle del Vajont, Mauro Corona trova il coraggio di misurarsi con questa assenza. Lo fa con la forza della sua scrittura: come i poeti antichi, osa varcare la soglia del regno dei morti per incontrare Felice e affida a lui il compito di raccontare la propria storia. Da un aldilà immaginato come un'immensa solitudine, in cui le anime vagano nel vento, Felice non fa sconti. Costretto, come lo sono i morti, a dire la verità, non risparmia al fratello le parole più dure e sincere, facendogli da specchio in un confronto crudele. Ma al tempo stesso rievoca gesti e memorie nei quali chiunque porti nel cuore la nostalgia per un destino spezzato potrà trovare qualcosa di sé. Ne nasce un libro potente e spietato, ma anche intriso di una dolcezza segreta e di un'addolorata umanità.

Il gatto del giardiniere

Il gatto del giardiniere

In una tranquilla cittadina della Provenza lavora Louis, un giardiniere molto taciturno che vive con il suo gatto. Tutti lo conoscono non solo per quel suo atteggiamento tanto schivo e sfuggente che non passa certo inosservato, ma anche perché è un abile lavoratore che sembra sempre conoscere il modo migliore per potare una rosa, abbassare una siepe, o mettere a dimora un giovane albero. Quando Thalie, insegnante di Lettere in pensione, arriva in città con il compagno, si trasferisce in una casa deliziosa in tutto, a eccezione del terreno circostante, distrutto da un recente e violento temporale. Per porvi rimedio, la donna contatta il giardiniere. Sin dal primo incontro, c'è qualcosa nel silenzio di Louis che colpisce Thalie al cuore… l'eco di un dolore che risuona anche nella sua anima. Osservandolo, intuisce la solitudine dell'uomo e il peso della sua sofferenza e decide di provare ad aiutarlo. Spinta da compassione genuina e salda fiducia nei propri mezzi, Thalie inizia a recitargli delle poesie, quelle che più ha amato e che più l'hanno aiutata a capire qualcosa di nuovo del mondo che la circonda. Dapprima pochi versi, pronunciati in modo quasi distratto, mentre lui cura il giardino. Ma poi, giorno dopo giorno, intere opere che – ne è convinta – sanno parlare alle orecchie di chi sa ascoltarle. Ha così inizio un viaggio intenso ed emozionante attraverso l'intera storia della poesia, dagli aedi dell'antichità fino ai cantori del Novecento. E quando il dolore tornerà a insinuarsi nella fortezza che l'uomo ha costruito attorno a sé, sarà la poesia a offrire balsamo, consolazione e compagnia. Grazie alle parole dei grandi poeti, il giardiniere (e il lettore con lui) scoprirà la forza delle emozioni e la capacità dei versi, antichi e moderni, di curare ferite e aprire nuovi orizzonti.

Quando Pinocchio non c'era

Quando Pinocchio non c'era

«C’era una volta... “Un re!”, diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo di catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e riscaldare le stanze». È questo, probabilmente, l’incipit più celebre di tutta la nostra letteratura. Ma prima del pezzo di legno, prima di quel C’era una volta, cosa facevano il Gatto e la Volpe? E Mastro Geppetto? Chi era davvero Mangiafoco? E il Grillo Parlante, prima di incontrare Pinocchio, a chi dava i suoi saggi consigli? Questa raccolta di racconti esplora e riscrive le vite di otto personaggi, protagonisti e non, di Le avventure di Pinocchio prima del loro incontro con il burattino. Sono racconti poetici e commoventi, esilaranti e malinconici, che si fermano alla soglia del romanzo collodiano, poco prima dell’ingresso in scena di Pinocchio, e che ci restituiscono la fecondità del testo e la ricchezza dell’esperienza umana. Curata da Antonio Manzini – che firma il racconto sul Gatto e la Volpe –, l’antologia accoglie tra le sue pagine autori e autrici formidabili: Valeria Parrella si interroga sul passato del Grillo Parlante; Fabio Stassi torna a raccontare Mastro Geppetto; Melania Mazzucco è alle prese con la commovente storia della Fatina dai Capelli Turchini; il personaggio di Lucignolo è invece affidato alla penna di Maurizio Maggiani, mentre le vicende di Mangiafoco alla prosa pirotecnica di Remo Rapino; Beatrice Masini si concentra su uno dei personaggi più spaventosi dell’avventura collodiana, il terribile Pescecane; infine Gessica Franco Carlevero si cimenta con le vicende di Mastro Ciliegia, il primo personaggio a notare qualcosa di strano in quel ciocco di legno.

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