Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Momenti di gioia imperfetta

Momenti di gioia imperfetta

Estate dopo estate, ormai da vent'anni, Rachel, detta Rocky, attende con impazienza la settimana di vacanza che trascorre con la famiglia a Cape Cod. Il loro modesto cottage in affitto sulla spiaggia è il confortevole palcoscenico di giornate di sole, nuotate nell'oceano, pasti indimenticabili e anche, naturalmente, di turbolenze di ogni tipo: emotive, coniugali e, a causa delle vecchie tubature, perfino idrauliche. Adesso, a cinquantaquattro anni, Rocky, pur assaporando felice quei pochi giorni da trascorrere tutti insieme, si ritrova stretta tra le esigenze dei figli, non più bambini ma sempre bisognosi di attenzioni, e i genitori anziani pieni di nuove questioni legate all'età che avanza. Per non dire della tempesta ormonale innescata dalla menopausa che la travolge con scatti d'ira, momenti di malinconia, caldane devastanti contro cui nulla può, neppure la brezza oceanica. In questa settimana preziosa tutto è in equilibrio, tutto è in continuo mutamento. E quando Rocky si ritroverà faccia a faccia con il passato e il futuro della sua famiglia, si convincerà di non poter più nascondere i suoi segreti alle persone che ama. Catherine Newman ci regala una narrazione fresca e vivace, capace di incarnare le voci, i silenzi e le contraddizioni di un'intera generazione di donne. Attorno al nucleo della famiglia si intrecciano temi complessi, affrontati con sensibilità e talvolta con necessaria crudezza, ma sempre con uno sguardo di arguta ironia. L'apparente quiete dell'ambientazione si trasforma progressivamente in un teatro di verità nascoste e rivelazioni improvvise dove le memorie della protagonista aiutano a tessere un filo narrativo intriso della tenerezza che avvolge i ricordi lontani.

Gli ultimi della lista

Gli ultimi della lista

Agosto 1944. Parigi è ormai vicina alla Liberazione, ma dalla Gare de l’Est continuano a partire treni carichi di deportati, tra cui un convoglio composto da trentasette ufficiali dei servizi segreti alleati. Tra loro, il comandante Forest Yeo-Thomas, inviato speciale di Churchill; il capitano Harry Peulevé, membro dello Special Operations Executive; e il tenente Stéphane Hessel, agente dei servizi segreti della Francia libera. Destinazione: il Block 17 del campo di concentramento di Buchenwald. A tre settimane dall’arrivo, i loro nomi appaiono in una lista di uomini da giustiziare. Cercando la complicità della resistenza clandestina del campo, i tre ufficiali riescono infine a mettere a punto un piano tanto incerto quanto rischioso: darsi alla fuga assumendo l’identità di alcuni prigionieri del vicino Block 46, il “blocco delle cavie”, rimasti vittime degli esperimenti condotti dalle squadre mediche naziste per formulare un vaccino contro il tifo. "Gli ultimi della lista" ritrae tutte le forze in gioco a Buchenwald, triangoli verdi e rossi (i prigionieri comuni e quelli politici), guardie SS e Gestapo, esplorando gli equilibri alla base di quella che Primo Levi chiamò “la zona grigia”: un’area di compromesso tra persecutori e vittime, dove le possibilità di sopravvivenza dipendevano anche dal grado di complicità, resistenza e doppio gioco nei confronti dell’ordine imposto dai nazisti. Conciliando una minuziosa ricerca storica e gli espedienti drammatici del romanzo, Grégory Cingal cattura tutta la tensione emotiva di questa vicenda che ha dell’incredibile, trasponendola in una corsa mozzafiato contro il tempo.

Partenze

Partenze

“Partenze” è la storia di due amori, quello fra il giovane Stephen e la giovane Jean e quello fra il vecchio Stephen e la vecchia Jean. È la storia dell’anziano jack russell Jimmy, deliziosamente ignaro della propria caninità. Ed è la storia di uno scrittore di nome Julian, alle prese con gli scherzi della memoria, le fallacie del corpo, e quella speciale partenza a cui non segue alcun arrivo. I AM: Io Sono, naturalmente. Ma anche l’acronimo di Involuntary Autobiographical Memory, quella memoria autobiografica involontaria che, a partire da uno stimolo sensoriale (per intendersi, il sapore della madeleine intinta nel tè, nel caso di Proust), rievoca un preciso evento del passato. Illuminante corrispondenza o mero gioco linguistico? Se è vero che «la memoria coincide con l’identità e viceversa», sembrerebbe valere la prima ipotesi. D’altra parte, un ricordo non mediato dalla volontà, e dunque dalle molte narrazioni e autonarrazioni che se ne fanno, è davvero tale? E, in definitiva, vale la pena di essere ricordato? Prendiamo il caso di Stephen e Jean – alto, allampanato, gentile studente di filosofia lui, attraente, caustica, benestante studentessa di letteratura russa lei. Julian li conosce all’Università di Oxford negli anni Sessanta, quell’epoca di libertà sessuale tanto decantata ma raramente sperimentata, e, un po’ terzo incomodo un po’ mezzano, li fa incontrare e innamorare. Poi la vita fa il suo corso e quarant’anni dopo Julian non resiste alla tentazione di rifarsi Cupido, «scrivendo» un nuovo capitolo della loro unione. Nel raccontare le loro storie d’amore, la prima come la seconda, lo scrittore-demiurgo fa affidamento sulla memoria e gli appunti personali. È lecito domandarsi quale grado di verità tali supporti garantiscano alla narrazione. Anche quando deve fare i conti con la propria caducità, quando una diagnosi infausta stravolge le categorie grammaticali trasformando i suoi tempi verbali da futuro in passato, è il Julian scrittore a prendere il sopravvento. «È stato tutto molto interessante» è il suo commento, a proposito di bagni di realtà brutali, pratiche mediche invasive, e dell’invidiabile condizione del cane di Jean e Stephen, Jimmy, a differenza di lui ignaro della propria mortalità (nonché del fatto stesso di essere cane). “Partenze” è un’opera di fantasia, ma questo non significa che non sia vera; è un libro giocoso, arguto e irriverente, ma questo non significa che non stringa il cuore a ogni pagina. «Possiamo e dovremmo fidarci degli scrittori quando ci raccontano meravigliose bugie sui loro romanzi». Julian Barnes lo scrive a proposito di Marcel Proust. O forse no.

Quattro presunti familiari

Quattro presunti familiari

Nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro con qualche brandello di pelle. Questi poveri resti sono finiti nella macchia molti anni prima, solo la fatalità e le particolari condizioni ambientali hanno potuto salvaguardarli. A occuparsi del caso sono i carabinieri di Latina, nella persona del capitano Damasi e dell’appuntato Circosta, un giovane senza tante pretese né qualità, ma con una fame insaziabile di esperienza. Bisogna dare un nome a quelle ossa, per questo vengono convocate quattro persone, quattro presunti familiari. In tutto tre famiglie che hanno denunciato, in epoca compatibile con lo stato dei resti, la scomparsa di un loro caro. Chi avrà lo stesso Dna recuperato dallo scheletro vincerà una lotteria lunga anni di speranze e ricerche vane. Potrà finalmente piangere il proprio congiunto sparito nel nulla. Daniele Mencarelli in questo romanzo fa qualcosa di nuovo e forse di inaspettato. Attorno a un enigma che agita nei personaggi parole segrete risvegliando spettri di dolori irrisolti, ci mostra un mondo nerissimo, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza. A raggrumarlo, a cementarne le fondamenta, c’è un’energia che viene da lontano, che mai è scomparsa e sempre si trasforma, cristallizzata nelle strade, nell’architettura, nella storia di una città, Latina, che per alcuni continua a chiamarsi Littoria. Un’energia che entra nei corpi e nelle menti, diviene pulsione odiosa, deflagrazione di virilità frustrata, gesto feroce e autorità implacabile, divisa d’ordinanza e consuetudine alla sopraffazione, scansione di ordine e gerarchia. In queste oscurità si muovono le anime che Mencarelli come pochi sa raccontare, figure macchiate dalla colpa, assuefatte alla disperazione, intossicate da errori e sogni. In loro si annida il tesoro più prezioso, la luce di una redenzione e di un riscatto, l’attimo folgorante in cui il male diviene verità, senza vincoli e coercizioni.

Ultimo valzer di una ragazza perbene

Ultimo valzer di una ragazza perbene

È un inverno insolito quello in cui l’avvocato Vittorio Contrada è costretto a guardare in faccia il suo passato. E quel passato ha gli occhi azzurri, la pelle morbida e l’incedere elastico di Claudia, compagna di liceo che Vittorio non vede da oltre vent’anni. Ex barricadera dai forti ideali, Claudia ora è sposata con Eugenio Morlacchi, imprenditore green dall’incredibile successo. Ha casa a Milano, un palazzetto sul Canal Grande a Venezia, gioielli, un autista, ma soprattutto Claudia ha una figlia, Ada, e Ada ha un problema grave. Qualcuno la minaccia, uno stalker, un possibile rapitore, qualcuno che potrebbe avere un conto in sospeso col Morlacchi. Ma a Contrada basta poco – parlarne con la sua squadra ormai rodata, la socia Gloria Almariva e il ruvido tuttofare Ciuffo, al secolo Andrea Benati – per capire che le cose non stanno affatto come Claudia gli ha raccontato fra le lacrime. Che la giovane Ada forse non è una ventenne indifesa di fronte alle brutture del mondo. Che quando le luci fuori si spengono e nel buio delle stanze si accendono gli schermi di computer e cellulari, Ada si trasforma. Il suo segreto è di quelli che non si confessano a cuor leggero, la sua doppia vita farebbe vergognare una ragazza perbene, ma le sue ragioni sono adamantine, incomprensibili per gli adulti che la circondano e, di certo, pericolose. Salvare Ada sarà per Vittorio e i suoi un tuffo in ricordi agrodolci e insieme una corsa verso un orizzonte sempre più minaccioso. Mentre sulla città scende – lievissima, incurante – la neve. Dopo Come si uccide un gentiluomo, Tullio Avoledo torna con un giallo che non teme di guardare a fondo nelle debolezze umane, per raccontarcele poi con penna ironica e feroce, piena di inaspettata tenerezza.

Da tutta una vita

Da tutta una vita

Grace ha un unico desiderio: avere una vita tutta sua. Ha con sé solo un borsone quando prende il primo treno per il Maine, sfuggendo a una vita che non le appartiene: una famiglia opprimente, un matrimonio imposto, un’esistenza privilegiata che detesta con tutta se stessa. Ethan, invece, non ha più nulla da perdere: tradito nel profondo, vuole solo ricominciare da zero. Prima però deve onorare l’accordo fatto con un uomo con cui è meglio non avere nulla in sospeso. E così accetta l’ultimo caso. Un caso come un altro, si dice… ma non questa volta. Perché questa volta il suo incarico è riportare a casa la figlia di una delle famiglie più influenti dell’immobiliare californiano. Il suo incarico si chiama Grace Stevens. E, come in una favola, la sera in cui Grace incontra Ethan, a Portland, tutto è perfetto. Dopo una vita a sentirsi sbagliata… arriva lui, che la vede per davvero. Nei suoi occhi c’è un baluginio in cui Grace si riconosce, il tormento di chi è salito sul ring e non ne è uscito vincitore. Nasce tra i due una connessione fatta di silenzi e di sguardi, ferite scoperte e piccole gru di carta che si accumulano, come i desideri. Come i segreti. Ma i segreti possono ferire, i desideri possono infrangersi. E forse, dopotutto, ci sono passati che non possono essere riscritti, futuri che non possono essere cambiati e vite che sono destinate a non incontrarsi mai. Di certo, ce ne sono alcune per cui vale la pena combattere, fosse anche necessario realizzare mille gru di carta.

Il fuoco di Venezia

Il fuoco di Venezia

Alla fine degli anni sessanta, mentre l’uomo sta per mettere piede sulla Luna e il divorzio non è ancora legge, Elena Spina Torcellan gestisce da sola la Fornace dell’Est, nell’isola di Murano. È una donna in un mondo di uomini, che spesso le sono ostili, ma è anche competente e coraggiosa, ed è determinata a salvare la ditta insieme a Tiziano Zen, un giovane maestro vetraio, geniale e ombroso. Vengono da due mondi diversi – Elena dalla ricca borghesia, Tiziano da un sestiere popolare –, ma li unisce il vetro, li uniscono le collezioni che creano insieme, a partire dai Vetri Spaziali destinati a conquistare il mondo. Elena è già sposata e ha un figlio, ma tra lei e Tiziano nasce un amore che li accompagna per oltre cinquant’anni, un sentimento che resiste anche quando loro si perdono per poi ritrovarsi, mentre arde il fuoco del vetro, della Storia, di un incendio che forse spegnerà per sempre la Fornace dell’Est. Addii e fallimenti, sorprese e rinascite, serate alla Fenice e gite in laguna, ma anche le Brigate Rosse, la Mala del Brenta, Cernobyl’ e l’11 Settembre, e infine la crisi economica. Com’è sorprendente Venezia vista con gli occhi di chi ci è nato e ci vive... In questo romanzo vitale e pieno d’amore, Giovanni Montanaro ce la restituisce come non era mai stata raccontata: non solo una città unica, ma anche una città come tutte le altre, e soprattutto un luogo ancora pieno di speranza e di futuro, di nuove generazioni che, nonostante tutto, scelgono di vivere affacciati sullo specchio luccicante e mutevole della laguna. Perché il vetro è la cosa più forte e la cosa più fragile. Perché è la cosa che, più di tutte, somiglia alla vita.

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