Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Gli anni in bianco e nero

Gli anni in bianco e nero

Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell'ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni '60, come nel resto d'Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. Così, mentre tutt'intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un'impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.

Il tempo dell'orologiaio

Il tempo dell'orologiaio

Carlo Malavasi, nome di battaglia “Sergio”, è stato per oltre quarant'anni una primula rossa della lotta armata: latitante imprendibile, custode di segreti che nessuno dovrebbe conoscere. Mago degli esplosivi, signore dei congegni, ha costruito meccanismi perfetti, capaci di fermare il tempo nel punto esatto in cui la vita si spezza. A strapparlo alla copertura anonima dietro cui si è nascosto a Brest, in Francia, sono Andrea Malchiodi e Vera Coen. Andrea è un professore universitario, ordinario, metodico, cresciuto con una madre che gli ha raccontato per tutta la vita di un padre lontano, morto in mare. Fino al giorno in cui Andrea scopre che quel padre non solo è vivo, ma è un assassino. Vera, invece, è una giornalista ossessionata dalla morte del padre che non ha mai conosciuto, ucciso nel 1984 in un attentato. Vuole la verità, Vera. La vuole da sempre. Ma proprio quando sembra sul punto di afferrarla, la donna scompare nel nulla. E allora il tempo accelera. E deraglia. Carlo e Andrea iniziano la caccia. Con loro c'è Martina, figlia di Andrea e nipote di Carlo: carattere ruvido, troppo simile a quello del nonno. Un trio improbabile, costretto a muoversi in un'indagine senza tracce, e con poche certezze. L'unico appiglio è una pista polverosa che affonda nel passato. Per trovare Vera, Carlo dovrà cercare i compagni di un tempo, e scovare chi lo ha venduto – quarant'anni prima – a un oscuro centro di potere che proietta la sua ombra ovunque. Dovrà scivolare nelle pieghe di quel decennio che non passa, misurando quanto possano essere profonde le disillusioni, ostinata la fedeltà a un'idea ormai sconfitta, irrimediabile il tradimento e indelebile il dolore. Perché non si esce vivi dagli anni ottanta. Il tempo dell'orologiaio è il C'eravamo tanto amati dell'ultimo assalto al cielo, ed è Il grande freddo della lotta armata, popolato da fantasmi che nessuna riconciliazione può esorcizzare. Maurizio de Giovanni dà compimento all'universo narrativo nato con "L'orologiaio di Brest", portando alla luce verità indicibili e segreti inconfessabili, in una lotta travolgente con un tempo che non assolve e che presto o tardi presenta il conto.

Le sei donne che amarono Picasso

Le sei donne che amarono Picasso

Lui il genio, loro le sue muse. È così che di solito viene raccontato il rapporto tra Picasso e le sei donne più importanti con cui intrecciò una relazione. La realtà però è un'altra: Fernande Olivier, Olga Khokhlova, Marie-Thérèse Walter, Dora Maar, Françoise Gilot e Jacqueline Roque furono più che semplici comparse. Ognuna con una propria personalità artistica, non si limitarono a ispirare Picasso, ma ne influenzarono profondamente l'opera. Da qui parte Roe, animata da un unico ideale: mettersi al servizio di queste donne e rendere finalmente giustizia alle loro vite. Sembra quasi un atto dovuto, quello di Sue Roe: rendere giustizia a sei donne che la storia aveva relegato al ruolo di subalterne. Fernande Olivier, Olga Khokhlova, Marie-Thérèse Walter, Dora Maar, Françoise Gilot e Jacqueline Roque furono accomunate da un amore, quello per Pablo Picasso. Alcune gli diedero dei figli, lo sposarono, tutte gli fecero da modelle. Con loro Picasso condivise «studi, case, vacanze e quotidianità»; tutte lo amarono intensamente, tutte furono tradite da lui, due di loro si suicidarono, altre sprofondarono nella depressione. Per tutte, la relazione con Picasso rappresentò un punto di svolta. Ed è in funzione sua che sempre si racconta la loro vita, come se un'intera esistenza si riducesse alla manciata di anni trascorsi al fianco del grande artista. Sue Roe si ribella a questa narrazione. Con una scrittura limpida e vivace e uno sguardo che spazia dall'inizio del Novecento agli anni Ottanta, Roe riesce in un duplice obiettivo: restituire a queste donne un ruolo di primo piano e portare alla luce la profonda influenza che esercitarono sull'opera di uno dei maggiori artisti del secolo scorso. Così, veniamo a sapere che i ritratti di Fernande furono alla base del periodo rosa, e che il suo volto è riconoscibile in una delle "Demoiselles d'Avignon"; che fu Olga ad avvicinare Picasso al mondo del balletto; che a Dora Maar e Marie-Thérèse furono dedicati i più celebri dipinti degli anni Trenta; che fu sotto l'influsso di Françoise che le opere di Picasso virarono verso il modernismo, e sotto quello di Jacqueline che si avvicinarono all'astrattismo. Al contempo, ognuna perseguí la propria carriera, eccellendo nei rispettivi ambiti, dalla danza, alla pittura, alla fotografia. Né muse né vittime, dunque, ma donne straordinarie, vivaci, eleganti, sorprendenti. Donne forti, che lasciarono il segno nella vita di Picasso. Ritratti nascosti, che era ora di portare alla luce.

Kolchoz

Kolchoz

Ci sono stati, nell'infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l'ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell'Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell'Académie française; e una struggente dichiarazione d'amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l'omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.

Una mamma per amica. Cuore in bilico

Una mamma per amica. Cuore in bilico

È l’ultimo anno alla Chilton e per Rory è tempo di scelte difficili: il rapporto con Jess, intenso e complicato, la spinge a mettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere sull’amore e a compiere gesti folli. Di rimando, la storia con Dean si incrina e tra aste di cestini e maratone di ballo dagli esiti sorprendenti, Rory decide di seguire per una volta quello che le dice il cuore, non la testa. Rifugiarsi tra i libri sembra essere la soluzione migliore per affrontare tutti questi cambiamenti, soprattutto quando ad aspettarla ci sono esami e discorsi di fine anno, oltre che importanti decisioni da prendere. Per esempio, è davvero destinata ad Harvard o è solo cresciuta con la convinzione che fosse l’università più giusta per lei? Mentre Rory si prepara a lasciare la scuola da prima della classe, la vita di Lorelai viene ancora una volta stravolta: grossi guai all’Independence Inn riaccendono il sogno di una locanda tutta sua, ma i rapporti con i suoi genitori si fanno più complicati che mai. L’unico punto saldo delle sue impegnatissime giornate a Stars Hollow sembra essere sempre e solo Luke. Eppure, in mezzo a cuori spezzati, commoventi cerimonie di diploma e incertezze sul futuro, una cosa non cambia mai: Lorelai e Rory restano l’una il porto sicuro dell’altra. E sarà un viaggio in Europa, solo loro due, zaini in spalla, a trasformarsi nella promessa di un nuovo inizio, tutto da scrivere, per le ragazze Gilmore.

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