Biblioteca Civica Bertoliana

Novità

Lunario dei giorni insonni

Lunario dei giorni insonni

«Gli altri non sanno quanta vita si perdono, a usare la notte per dormire». Di giorno Iris ha imparato a vivere in disparte per tenere a bada ogni istinto di felicità, dopo un matrimonio naufragato e molti entusiasmi evaporati. Di notte, invece, passeggia sul lungomare sotto la luna, affinando l’arte di restare svegli. Ma l’insonnia è contagiosa, e in un settembre infuocato che non vuole più finire, il buio si popola di un’umanità bizzarra, dolente e tenera, capace di convincere Iris che la tristezza è un sentimento sovversivo di cui prendersi cura. E che non importa quanto siamo bravi a nasconderci, perché può comunque accadere che la vita ci venga a stanare. Iris non ha dubbi: per lei l’inferno sono gli altri. Il paradiso invece è Alert, l’insediamento umano più a nord del pianeta, dove riposano in ibernazione tutti i sogni che non ha realizzato. Ma ormai persino ad Alert i ghiacci si sciolgono, e lontano migliaia di chilometri, in un residence sul mare che è un perfetto campo di osservazione delle piccole assurdità umane, Iris affronta la sua solitudine durante un’estate senza fine, in cui anche la natura è in preda a un disastro che ci somiglia. A quasi cinquant’anni, dopo un matrimonio fallito, Iris si è trasferita lì a vivere con Jacopo. Condividono l’affitto e qualche mania, nient’altro. Lei lavora online insegnando letteratura a manager in cerca di citazioni pronte all’uso, e intanto compone mappe per orientarsi nel caos. Ma soprattutto si scopre parte di una stirpe antica e smisurata: quella degli insonni, creature di confine che abitano il tempo rovesciato della veglia. Una confraternita segreta, sparsa ovunque, fatta di chi teme i sogni perché sa che dicono il vero, e di chi, come lei, cerca nella notte una possibilità. Nelle sue passeggiate notturne incontra anche Aida, una vecchia vicina che ha dimenticato molte cose, inclusa la ragione di un dolore che però non la abbandona. Ed è questo legame, così strambo da apparirle innocuo, a dilatare improvvisamente il suo orizzonte. Perché per quanto tentiamo di resisterle, la vita si infiltra dappertutto. Elvira Seminara ha scritto un romanzo effervescente, ipnotico, in cui ci regala una protagonista spigolosa e stralunata il cui sguardo sa però sempre posarsi sulla bellezza nascosta del mondo.

Ed è un poco la notte e un poco l'alba

Ed è un poco la notte e un poco l'alba

«Scappa, Serafina.» È con queste parole che l'anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti. E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un'invasione ma un insediamento. Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone. Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l'alba. Con Ed è un poco la notte e un poco l'alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l'incontro nello scontro, l'esodo nell'invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l'incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell'altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.

Ci basterà mangiare il vento

Ci basterà mangiare il vento

Ambientato tra Singapore e Torino, il nuovo romanzo di Gianluca Gotto è il racconto potente e sincero di un uomo che, dopo aver tentato in tutti i modi di tenere a distanza la vita - con la sua meravigliosa imperfezione e la sua preziosa e a volte dolorosa imprevedibilità -, scoprirà che stare bene può essere semplice come giocare a mangiare il vento. "Quella sera mi aveva insegnato una cosa: a godere delle cose piacevoli senza pensare che finiranno. Perché se la paura di soffrire dopo ti frena prima ancora di iniziare, allora la tua vita non può contemplare tramonti, viaggi, sogni, concerti, legami. Non può contemplare niente di ciò che finisce. E dunque non può contemplare niente di ciò per cui ha senso vivere." Il protagonista di questo romanzo è cresciuto convinto che "casa" possa essere il posto più pericoloso al mondo e che non possa esistere amore senza paura e sofferenza. Ora però, dopo anni di vagabondaggio e di ricerca spirituale, vive a Singapore in un equilibrio all'apparenza perfetto: tai chi all'alba, lavoro da ghostwriter nei café della città, arrampicata in palestra. Conosce a memoria il Dhammapada e si comporta secondo i suoi principi, come un monaco fuori dal tempio. E quando il mondo cerca di turbarlo, si chiude nella sua stanza del vuoto e medita finché non ha lasciato andare ogni sentimento negativo. Sembra esserci riuscito, a tagliare il filo che lo legava alla violenza e al dolore della sua infanzia. Sembra aver spezzato il suo karma familiare, come gli aveva promesso un guru in un ashram indiano. Finché una notte, nell'ascensore di un hotel, incontra Giorgia. Impulsiva, disordinata, incapace di stare da sola, Giorgia rappresenta tutto ciò che lui ha voluto escludere dalla sua vita: le emozioni, il caos, il desiderio, le cose troppo umane, troppo vive. L'amore. E anche se quell'incontro finisce nel modo più inaspettato, nelle sue convinzioni si apre una crepa: a cosa serve dimenticare il dolore del passato se questo significa rifiutare di vivere il presente?

Il sole nelle pozzanghere

Il sole nelle pozzanghere

Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangere, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c'è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo. Il signor Pi apre sempre alle otto e dieci del mattino, mai alle otto in punto, perché dice che le cose importanti hanno bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. Il suo negozio sta in una via piccola, laterale, e sull’insegna c’è scritto solo «Rigattiere». Il mestiere del signor Pi è recuperare oggetti usati, rotti o difettosi, per rimetterli in circolo: e sí, per lui è una cosa importante. Perché sa che ciascuno di questi oggetti porta con sé un carico affettivo, la traccia delle famiglie, delle stanze in cui ha vissuto, delle relazioni cui ha partecipato, come dono, scenario, o come semplice testimone: cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini… Sa che questi oggetti contengono sogni, desideri realizzati oppure no, amori finiti, parenti perduti, una memoria che non si può cancellare. Sa che, in fondo, tutti siamo «la storia abbandonata di qualcun altro». Quando tocca quelle cose, al signor Pi sembra di sentire la storia che racchiudono. Ed ecco che in questo romanzo fiabesco eppure pieno di vita vera – pieno di tutte le nostre vite, che leggendo riconosciamo – si dipana un universo variegato di voci e personaggi, che davanti al suo bancone si incrociano, intrecciandosi. Il negozio diventa cosí un luogo per le seconde occasioni. Non soltanto per gli oggetti, ma anche per coloro che, con i propri rimpianti e ferite, lo frequentano. Compreso il signor Pi.

Problematic summer romance

Problematic summer romance

Maya Killgore ha ventitré anni, un master in Fisica e un'abilità straordinaria nel complicarsi la vita. Soprattutto da quando nella sua orbita è entrato Conor Harkness. Trentotto anni, un fascino algido e una mente brillante prestata alla finanza e alle biotecnologie, Conor è l'unica persona che Maya non riesce a togliersi dalla testa. Ma è anche il cliché più proibito e letale: lui è il socio, nonché migliore amico, di suo fratello maggiore. Secondo Conor, la loro differenza d'età crea uno squilibrio di potere insormontabile. Qualsiasi tipo di relazione tra loro sarebbe problematica sotto troppi punti di vista per poter funzionare, e Maya dovrebbe semplicemente dimenticarlo. Dopotutto, dieci mesi prima è stato lui a tagliare ogni contatto, escludendola bruscamente dalla sua vita. Ma non tutto è come sembra, e a volte i cliché sanno trasformarsi in colpi di scena inaspettati. Quando il fratello di Maya decide di sposarsi a Taormina, lei e Conor si ritrovano intrappolati per un'intera settimana in una romantica villa a strapiombo sul mare. Lì, sulla splendida costa ionica, tra antiche rovine greche, granite al caffè e grotte marine nascoste, la vicinanza forzata diventa una lenta, inesorabile tortura. E mentre il matrimonio rischia di naufragare tra imprevisti fuori controllo e l'Etna minaccia di eruttare sullo sfondo, Maya decide che una travolgente avventura estiva potrebbe essere ciò di cui entrambi hanno bisogno. Anche se dovesse rivelarsi una storia d'amore decisamente problematica

Ore lontane

Ore lontane

Una lettera ingiallita dal tempo scivola in una cassetta della posta: sono passati cinquant'anni da quando è stata spedita. È il 1992, e quel messaggio inatteso riporta tutto indietro, a un mondo oscurato dalle tende nere del Blitz londinese e ai segreti inconfessabili sepolti tra le mura di Milderhurst Castle. Per Edie Burchill, quella busta non è soltanto posta smarrita: è la chiave per scardinare il passato enigmatico di sua madre e scoprire una verità rimasta ostinatamente nascosta per mezzo secolo. Attratta dal fascino decadente del castello e dai suoi giardini inselvatichiti, Edie si ritrova immersa nella storia delle tre sorelle Blythe: la bellissima e protettiva Percy, la saggia Saffy e la sognatrice Juniper, eternamente in attesa di un amore scomparso. Figlie di Raymond Blythe, autore del celebre e inquietante classico per bambiniLa vera storia dell'Uomo del Fango, le sorelle vivono recluse tra quelle mura antiche, prigioniere di ricordi, silenzi e rimpianti. Ma le fiabe oscure del padre non sono mere invenzioni letterarie: dietro le porte chiuse di Milderhurst Castle si nascondono indizi su tradimenti inaspettati, amori perduti e una notte tragica del 1941 che ha segnato per sempre il destino della famiglia. Con un'atmosfera gotica, densa e avvolgente, Kate Morton tesse una maestosa ragnatela in cui il passato rifiuta di restare sepolto. Ore lontane è un viaggio ipnotico nel labirinto della memoria e dei legami familiari, dove ogni stanza polverosa, ogni libro dimenticato e ogni corridoio silenzioso custodiscono una tessera del puzzle, in attesa di chi abbia il coraggio di portarla alla luce. Ore lontane, precedentemente pubblicato con il titolo Una lontana follia, si aggiunge alle opere edite da HarperCollins, Ritorno a casa e Il giardino dimenticato.

Eppure noi due

Eppure noi due

Filippo Scola è un ventottenne romano che studia Archeologia a Harvard. Il romanzo si apre con il suo doppio e maldestro tentativo di suicidio: la sua esistenza è in stallo e ha deciso di farla finita. Poi qualcosa cambia. Mentre riordina i volumi della biblioteca del campus, trova un'ecografia tra le pagine di un libro: il viso di un bambino, gli occhi chiusi, un braccio che copre parte della guancia. Sul retro, quattro parole scritte a penna: «Nelle montagne senza fine». Da quel momento Filippo dà inizio a una ricerca ostinata: vuole sapere a chi appartiene quell'ecografia e cosa significa quella frase, che - da studioso di cosmologie precolombiane - avverte da subito come una chiamata. Aver trovato una traccia di vita nel giorno della sua morte non può essere un caso, pensa oscuramente. E quella frase, poi, cosí strettamente legata ai suoi studi... Attorno a Filippo si muovono Liam e James, i due coinquilini, i suoi migliori amici. Ma è l'incontro con Amelia - intelligente, ironica, misteriosa - a spostare davvero gli equilibri. Tra i due nasce un rapporto indecifrabile, fatto di bruschi slittamenti, piccoli atti di tenerezza e improvvise distanze. Man mano che il legame si fa piú forte, anche l'indagine sull'ecografia prende una nuova piega, finché Filippo non scopre a chi appartiene quell'oggetto che ha dato senso, almeno temporaneamente, ai suoi giorni. Ma poi tra Filippo e Amelia si apre di colpo una crepa troppo grande. Si rivedranno solo piú di un anno dopo, in occasione di uno scavo in Turchia, e lí forse, finalmente, le cose potranno cambiare. Questo romanzo è un prisma con molte facce. È una storia d'amore che tiene incollati. È un campus novel, ambientato in una Harvard vera, pulsante, vista dagli italiani, e certamente conosciuta a fondo dall'autrice, che ci ha studiato. È un romanzo archeologico vivissimo, nella seconda parte. Ed è soprattutto la storia di un enigma che chiede di essere risolto: un'indagine che scava nel visibile e nell'invisibile, un viaggio tra biblioteche e città sepolte. Il tentativo elettrizzante di dare un senso a ciò che accade quando la vita, all'improvviso, lascia una traccia dove vuole.

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